DI GIULIO CAVALLI

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Mi manca Vittorio Arrigoni. Ed è una mancanza che sanguina perché non siamo riusciti mica a raccontarlo abbastanza quindi mi succede come succede con le persone che finisci per raccontare in modo troppo “privato” per sentirsi in pace con se stessi.
Mi manca perché hanno provato quasi tutti a infilarlo nel cassetto dei pericolosi “estremisti” quando in realtà ci ha raccontato Gaza (e la Palestina) tenendo la barra dritta sui diritti, i dolori e le persone. I cuori, poi: Vittorio scriveva reportage dai cuori anche se tutti credevano di leggere un articolo di cronaca.
Mi manca perché quando è intervenuto a un mio appuntamento elettorale (erano le elezioni regionali del 2010 e sembrano cent’anni fa) è riuscito nel miracolo di farci sentire tutti mostruosamente piccoli. Ha soffiato il respiro di Gaza mentre noi parlavamo di Formigoni e ci incagliavamo sul San Raffaele o Nicole Minetti.
Mi manca soprattutto perché è stato un maestro di umanità. Ogni tanto mi dico che questa emergenza umanitaria che affligge l’Europa lui sarebbe stato capace di intenderla come non riesce nessuno di noi.
Ce ne sarebbe bisogno. Avrei un milione di cose da chiedergli.
Ci manchi, Vik.
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