DI CINZIA MARONGIU

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Non si curava per niente della fama di cinico e superficiale che lo circondava. Gli bastava sapere che non gli apparteneva e che lo sapessero le persone a lui care. Quando andai a casa di Gianni Boncompagni per una di quelle lunghissime interviste-ritratto ero molto curiosa di conoscere quello stravagante signore in zoccoli, attento e puntuale nei suoi commenti. Ma non mi sarei mai aspettata di scoprire una persona seria e autoironica, che usava i pregiudizi altrui come maschera per permettersi di vivere libero. Lì vicino abitava la sua Raffaella che proprio qualche settimana prima mi aveva parlato con grande trasporto di lui. A me la loro lunghissima storia d’amore e di amicizia era sempre sembrata la prova della reciproca bizzarria. Quel giorno invece mi accorsi che a unirli era la stessa religiosa serietà nel costruire la leggerezza.

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