DI MARCO ERCOLI

Due dei tre parlamentari del Movimento 5 Stelle coinvolti nell’inchiesta delle “firme false” a Palermo hanno annunciato via Facebook la loro sospensione dal gruppo rendendo inutile il voto previsto dall’assemblea parlamentare pentastellata. Assemblea che, si apprende da fonti del M5S, potrebbe riunirsi mercoledì per decidere le sorti della terza deputata coinvolta nel caso Palermo: Claudia Mannino
Riccardo Nuti, l’ex capogruppo alla Camera del Movimento 5 Stelle, uno dei tre parlamentari indagati per i quali la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta delle “firme false” scrive in una nota: “Mi autosospendo dal gruppo parlamentare Cinque Stelle fino al termine della mia sospensione dal Movimento. Basta alle tante mistificazioni volte a farmi fuori e a colpire il Movimento. Adesso non c’è più nulla da strumentalizzare. Con la mia scelta, i portavoce del gruppo M5S non avranno l’imbarazzo di doversi esprimere nei miei confronti in inutili riunioni, distanti dall’obiettivo: la rivoluzione culturale del Paese. Ho compreso il giochino politico di partiti e avversari, per cui non voglio alimentarlo in alcun modo. Credo nel progetto che portiamo avanti da 10 anni “. Se anche le altre due protagoniste del caso firme, Claudia Mannino e Giulia Di Vita, decidessero di seguire l’esempio di Nuti non ci sarà bisogno della votazione del gruppo per stabilire il loro allontanamento. L’assemblea dei deputati e senatori è stata convocata per pronunciarsi sulla sorte dei parlamentari accusati di aver falsificato le firme per la presentazione delle liste alle comunali nelle ultime elezioni di Palermo. Una votazione che non si annuncia semplice, visto il legame di Riccardo Nuti a Roberto Fico e all’ala ortodossa. Anche se è prevedibile che nel suo ruolo di capogruppo Fico si atterrà ad un’assoluta imparzialità. Se la votazione ci sarà, i vertici avranno modo di misurare il grado fedeltà a Grillo. Un punto, questo, dirimente per essere ricandidati. Inoltre Nuti ha fatto sapere che continuerà a dimezzarsi lo stipendio, come in tutti i quattro anni del suo mandato: “Destinerò le eccedenze al fondo per il microcredito, fiero d’aver, ad oggi, restituito 123.840 euro. Proseguirò, guardando al territorio, la mia attività parlamentare senza risparmiarmi. Denuncerò ancora conflitti di interessi, malaffare e mafie, come ho fatto in questi anni con gli atti. A testa alta “.
Giulia Di Vita, l’altra deputata coinvolta, ha seguito le orme di Nuti “Faccio mie le parole di Riccardo Nuti di cui apprezzo infinitamente il gesto che condivido in toto, ho deciso anche io, infatti, di autosospendermi dal gruppo parlamentare per tutta la durata della mia sospensione dal M5S. Ritengo che il gruppo parlamentare del MoVimento non debba impiegare tempo ed energie in questo modo, prestando il fianco al sistema politico-mediatico già pronto ad approfittare di occasioni del genere per strumentalizzare qualsiasi cosa e alimentare il solito teatrino messo su per tentare di attaccare il M5S. Capisco, inoltre, la difficile posizione in cui si ritroverebbero colleghi al cui fianco lavoro, orgogliosamente da 4 anni, molti dei quali diventati amici, costretti a pronunciarsi su di me. Posso evitare tutto questo e lo faccio con piena convinzione. Come sempre detto, mi affido alla magistratura per provare definitivamente la mia estraneità ai fatti di cui vengo accusata, nel frattempo resta immutato, se non rafforzato, il mio costante impegno politico ispirato ai principi del MoVimento 5 Stelle in cui non ho mai smesso di credere da 10 anni a questa parte, rispettandone sempre le regole. Continuerò naturalmente a restituire parte dello stipendio destinandolo al fondo, gestito dal Ministero dello Sviluppo Economico, dedicato al microcredito e a cui ho già versato oltre 215.000 euro da inizio legislatura ad oggi. Allo stesso modo continuerò imperterrita la mia azione politica, a livello nazionale e territoriale, continuerò a farmi portavoce dei bisogni dei cittadini, specie di coloro che una voce non ce l’hanno, a cui ho sempre dedicato gran parte del mio lavoro. Grazie per l’immenso sostegno dimostrato ancora in questi giorni, ne sono onorata”.
Federico D’Incà, vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul livello di digitalizzazione e innovazione delle pubbliche amministrazioni nonché capogruppo alla Camera, dichiara: «Il loro è un atto di coraggio che cancella ogni polemica interna, ora non lasciamoli soli». Mentre Fico definisce il passo indietro di Nuti «un atto onesto e coerente» smentendo seccamente qualsiasi ricostruzione che vedrebbe proprio il capogruppo dietro alla decisione di un parlamentare a lui da sempre vicino. Pietro Salvino, attivista storico del movimento e marito di Claudia Mannino, l’ultima deputata coinvolta, in un lungo post su Facebook critica Grillo e chiede ai deputati del Movimento cinque stelle di “lasciare cadere nel vuoto” il diktat del comico genovese. Un appello rivolto “a tutti i deputati e senatori che credono ancora nei principi del movimento” che, a suo dovrebbero “dichiarare la propria disapprovazione per questo sistema ormai consolidato con cui il movimento ha cessato di essere indipendente, trasparente, orizzontale”.
Nelle prossime 24 ore si capirà se il voto su Mannino alla fine ci sarà, facendo da «test» alla fedeltà dei parlamentari alle direttive di Grillo. Con, all’orizzonte, l’intervento dei probiviri che lo stesso leader M5S ha chiesto, adombrando la possibilità di una sospensione fino a 12 mesi o addirittura dell’espulsione. Comunque sia Riccardo Nuti, sia Claudia Mannino e sia Giulia Di Vita negano decisamente di aver ricopiato le firme.
Advertisements