DI MARCO GIACOSA

https://alganews.wordpress.com/

Roma, Campidoglio: allo scranno del sindaco, dentro, c’è Ignazio Marino; fuori, invece, una bicicletta gialla. Due nostri concittadini la scorgono, si avvicinano, Ehi un momento, quella è una bici di TO Bike, che ci fa qui a Roma? Rientrano e ne denunciano il furto ai vigili, che mandano un fax ai colleghi di Roma.
Negli uffici del Campidoglio in quel periodo c’è anche, come capo di gabinetto del sindaco, Roberto Tricarico. Riceve la visita del comandante dei vigili, che gli dice: «Dottore, devo chiederle: quella bicicletta è sua?». Tricarico è di buon umore: «Possesso vale titolo: mi dimostri lei, piuttosto, che non è mia». Finisce con un fax del presidente di TO Bike in cui si svela il mistero: Roberto Tricarico ha in proprietà, omaggio per aver promosso e inaugurato il servizio quando era assessore, una bicicletta gialla del bike sharing.
Eccola, lassù, appoggiata al muro del Caffè Roberto di via Garibaldi 30. Dietro il bancone il legittimo proprietario, già assessore qui in città per dieci anni, poi al fianco di Marino. Qualche tempo fa è andato da colui che sarebbe diventato il suo socio e gli ha detto: «Ho bisogno di un luogo di fatica, ho bisogno di una terapia del lavoro dopo tanti anni in prima fila e in Campidoglio». Tricarico i caffè li fa davvero, non è il tipo che si mette in posa con un cappuccino (mentre parliamo chiede scusa, deve servire un gelato).
Il caffè Roberto ha una particolarità: tutti i soci che si sono avvicendati si chiamano Roberto. Il socio di Tricarico è Roberto Amore. Al bar sta pure la moglie (di Amore) Lidia Balint, rumena plurilingue, laureata. «Qui il tasso di laureati è del 66%», sorride Tric. Che effetto fa servire i tramezzini? Lo racconta, l’ex politico (ma uno smette davvero di essere il politico, non sarà come i carabinieri che rimangono carabinieri pur se in congedo?), con una storia.
Anno 2001, è da una settimana assessore alla casa, la sua foto gira sui giornali. Entra con la moglie in una pizzeria di via Nicola Fabrizi, si accorge di essere osservato. Prima la cameriera, poi il pizzaiolo, qualcun altro in sala, uno sguardo obliquo, il gomito al vicino, lo indicano. Lui si pavoneggia, ha 33 anni, sono cose che emozionano. Anche la cassiera lo osserva, riceve i soldi, poi dice: «Posso farle una domanda?». Tricarico sfodera il sorriso più bello. «Lei è il figlio del barista di via Borgaro, vero?». Dietro il bancone di famiglia saltellava fin da ragazzo, avevano il bar Tony, inseguivano gli orari della fabbrica, servivano gli operai degli altiforni che si ubriacavano prima di iniziare il turno. «Un mestiere che puoi fare soltanto se ti ubriachi», conveniamo.
Oggi il mondo è un altro e qui siamo in centro, intatta però la vocazione sociale. «Ci sentiamo vincolati all’ultima pipì degli autisti», indicando la vicina piazza Arbarello, capolinea. Il bar chiude a mezzanotte e a quell’ora è l’unico nei paraggi, diciamo che chiude quando parte l’ultimo autobus, controcanto di quelle aperture all’alba, e così si chiude anche il cerchio.

Risultati immagini per roberto tricarico IN BICI

Annunci