DI ALBERTO TAROZZI
Voto turco. Quello che tutti dicono e quello che nessuno dice.
Brogli elettorali? Come no, tutto come previsto, una vergogna di cui si occuperanno gli storici, come una vergogna sono stati gli spazi esigui lasciati alla propaganda dell’opposizione.
Plauso aperto di Trump e silenzioso consenso di Putin. Fin qui sonni tranquilli per il sultano. Qualche sogno fonte di angoscia, premonitore di un possibile declino: quel 51 e rotti per cento che, visto come è stato ottenuto, non garantisce tappeti rossi per il futuro.
Ma il sultano rilancia. Prossimamente due referendum, uno sull’Europa e uno sulla pena di morte. Sul lungo periodo morirà pure lui, ma su quello breve sono gli oppositori a correre i rischi maggiori.
Era evitabile la sua vittoria, nonostante il manuale di irregolarità che hanno contraddistinto i giorni passati? Qualcuno parla, in forma paradossale ma non troppo, di una campagna elettorale involontaria di Germania e Olanda a favore di Erdogan.
Impedire ai rappresentanti di Erdogan di fare propaganda elettorale, sciogliere le manifestazioni dei suoi fan, a volte con violenza, è stata una mossa geniale o un clamoroso autogol?
Senza certezze vediamo di capirci qualcosa, ascoltando le voci che ci vengono dalla Germania.
Due dati su tutti.
Essen, in Renania del Nord-Westfalia, e Berlino.
Essen, il sì fa strage, quasi tre turchi su quattro votano per il sultano e godono apertamente per il suo trionfo.
Berlino è praticamente una patta: se tutto il voto estero avesse marciato su queste percentuali è probabile che l’esito referendario si sarebbe ribaltato.
La stampa tedesca rincara la dose: brutti, sporchi e cattivi i votanti pro Erdogan. Nessuna particolare simpatia nemmeno da parte nostra, ma a votare non ci vanno solo i belli, puliti e buoni .
Soprattutto tra i votanti di Essen (zona industriale della Ruhr) pullula una generazione di migranti di vecchia data, interessati al referendum non più di quel tanto. Moltissimi ritenevano che non si sarebbero scomodati per andare alle urne. Se lo hanno fatto è anche perché hanno visto le immagini delle cariche della polizia olandese contro i loro connazionali, hanno vissuto come forma di aperta ostilità ed emarginazione il divieto ai propri rappresentanti turchi di venire in Mitteleuropa, Germania compresa, a sostenere un progetto costituzionale orrendo. Qui è scattata la spinta a votare e a votare sì. Un problema di repulsione istintivo, un rigurgito di nazionalismo indotto da immagini che facevano male al di là dei fatti che testimoniavano.
Perché a Berlino città di giovani,è stata un’altra musica? Li c’è una grande ricchezza di iniziative e di associazioni ispirate alla interetnicità. Vi partecipano turchi di ogni provenienza (curdi compresi). Soprattutto i giovani. E se un turco, cittadino tedesco, viene incarcerato come spia da Erdogan, è la coscienza civile di questi giovani immigrati che insorge, che si sente offesa e che va così a costituire l’unico fronte contro l’integralismo di altri giovani immigrati.
Questi giovani oggi soffrono, schiacciati dalle offese sui social media, che vengono rivolte dai loro connazionali integralisti, forti di quelle immagini che ritraggono altri turchi, desiderosi di manifestare per una causa sbagliata e autoritaria, impediti o aggrediti dalla polizia.
Sì, forse le cose non sarebbero cambiate, ma per rispetto a questi giovani, speranza dell’Europa che vogliamo, non doveva essere fatto un tale regalino a Erdogan, da parte di una Mitteleuropa fin troppo illuminata.
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