DI CHIARA FARIGU

“Non sono ancora riuscito a parlare con mio figlio. Ma spero che si risolva ogni intoppo burocratico per il suo ritorno e sono fiducioso di avere presto una risposta”: queste le parole pronunciate il giorno di Pasqua dal padre, visibilmente preoccupato, per la sorte del figlio Gabriele Del Grande, il giornalista-documentarista fermato il 10 aprile per un controllo dalla polizia al confine con la Siria e tenuto da allora in stato d’arresto. Giorni d’ansia e di sconforto per i familiari rimasti senza notizie . Tutto fermo, nonostante le rassicurazioni della Farnesina che sarebbe stato rilasciato a breve.

Questo pomeriggio però la telefonata tanto attesa è arrivata. Gabriele, sebbene circondato da quattro poliziotti, ha potuto chiamare la sua compagna Alexandra d’Onofrio: Sto bene. Da stasera inizio lo sciopero della fame e invito tutti a mobilitarsi per chiedere che vengano rispettati i miei diritti. Non mi è stato torto un capello ma non posso telefonare, hanno sequestrato il mio cellulare e le mie cose, sebbene non mi venga contestato nessun reato. I miei documenti sono in regola, ma non mi è permesso di nominare un avvocato, né mi è dato sapere quando finirà questo fermo. La ragione del fermo? È legata al contenuto del mio lavoro. Ho subito interrogatori al riguardo. Ho potuto telefonare solo dopo giorni di protesta”.
Questo il suo messaggio. Rassicurazioni sulla sua salute e un invito a mobilitarsi per sbloccare la situazione di stallo in cui si trova. Le autorità italiane sebbene seguano costantemente la vicenda tenendosi a stretto contatto con la polizia locale non sono in grado di stabilire una data precisa del suo rientro che dovrebbe avvenire con un procedimento di espulsione una volta completate le procedure burocratiche.

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