DI VIRGINIA MURRU

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Il decreto passa al senato con 140 sì, 49 no, e 31 astenuti. E così il Segretario della Cgil Susanna Camusso dimenticherà il referendum, non sussistono infatti più le ragioni per la consultazione. Sarebbe stato indetto qualora fossero state apportate modifiche alle norme in vigore sui voucher, ma si fosse lasciato in piedi un mezzo di retribuzione del quale si è abbondantemente abusato negli ultimi anni. Abuso, appunto, dato che certamente i buoni lavoro si sono rivelati strumenti  duttili, che hanno fatto a meno di clausole contrattuali, e sul piano burocratico possono essere stati anche ineccepibili. Ma i sindacati ne hanno sempre diffidato, perché in fondo non rappresentavano un vero e proprio mezzo di tutela del lavoratore.
Dunque si è deciso di porre fine all’intermediazione dei buoni lavoro, e non per il cinico intento di evitare il referendum, e relative strumentalizzazioni sul piano politico. Lo precisa il vicepresidente del gruppo Pd al senato, Stefano Lepri:
“Abbiamo voluto evitare di dare un significato politico ad un quesito referendario che è squisitamente di merito, evitando così che l’esito  ritardasse o impedisse di rimettere prontamente mano ai limiti individuati, così da garantire le indubbie esigenze di assicurare lavori erogabili anche in forma occasionale.”
I voucher sono stati fin troppo demonizzati, ma un ruolo in fin dei conti lo hanno svolto. Per quanto abbiamo costituito motivo d’insidia per la tutela del lavoratore, hanno anche reso un ‘buon servizio’ alla collettività, in particolare a quelle categorie di lavoratori dediti ai lavori accessori.
Afferma al riguardo Lepri:
“certamente sui voucher ci sono stati abusi, ma in generale  hanno anche permesso di svolgere con semplicità,  costi amministrativi contenuti (e relativa copertura contributiva), lavori che altrimenti sarebbero rimasti nell’economia sommersa. Pertanto è da considerare legittima l’utilità dei voucher in campi quali agricoltura, inserimento lavorativo di persone svantaggiate, assistenza a congressi o in occasione di eventi sportivi, vendita in periodo natalizio, servizi scolastici pomeridiani, quelli domestici, per i non autosufficienti, per i bambini. Insomma un vasto campo di applicazione nella rete dei lavori occasionali.”
Non sarà semplice trovare un’alternativa che permetta di retribuire queste categorie di lavoratori, garantendo nel contempo la copertura previdenziale.
E c’è cauta esultanza da parte dei sindacati. Susanna Camusso preme affinché il decreto venga trasformato in legge, altrimenti il referendum potrebbe ancora essere dietro la porta.
Dichiara il segretario della Cgil:
“Ora è necessario procedere in termini di legge, adottando il testo che è stato presentato. Qualora queste richieste fossero disattese, siamo sempre pronti alla consultazione referendaria.” I sindacati non hanno certo rimpianti verso i buoni lavoro, né disperano di trovare soluzioni alternative anche più efficaci.
Commenta al riguardo la Camusso:
“non c’è affatto il pericolo che si crei un vuoto normativo, ci sono un’infinità di modi nel nostro ordinamento per disciplinare il lavoro accessorio. Per quel che riguarda le famiglie, noi proponiamo le soluzioni contenute nella ‘Carta dei diritti universali del lavoro’. Partendo da qui si possono trovare gli strumenti normativi idonei per la disciplina del lavoro occasionale.”

 

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