DI DANIELA SANSONE

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“Io non sono Alexis Tsipras. Io non mi chiudo per 17 ore con qualcuno che mi insulta! Io rappresento la Francia”. Queste parole, riportate dalla stampa greca, sono di Jean Luc Melenchon, candidato della sinistra alle presidenziali francesi, in risposta ad una domanda postagli da un elettore durante un incontro promosso dalla rivista “Le Parisien” nel contesto dell’attuale campagna elettorale. L’ex ministro francese, di origini socialiste, attualmente eurodeputato aveva sostenuto la candidatura dell’attuale Primo Ministro greco alla presidenza della Commissione Europea ma era stato da sempre uno degli interlocutori di Syriza in Francia. Dopo il referendum del 5 luglio, però, Melenchon decide di togliere il suo appoggio al governo greco e di sostenere i fuoriusciti dal partito di maggioranza, Zoe Kostantopoulou e Panagiotis Lafazanis che avevano accusato l’attuale premier di aver rovesciato il risultato del referendum. Uno dei punti fondamentali del programma di Melenchon, concernente i rapporti con l’Europa, è di voler rinegoziare i trattati europei.
La considerazione che il candidato ha espresso nei confronti di Alexis Tsipras e del suo governo non solo è politicamente ingiusta, perché si rivolge verso l’unico primo ministro espressione della Sinistra Europea di cui lui è parte, ma dimostra anche una grave lacuna: per imporsi ai tavoli europei dove le alleanze hanno un determinato peso e peculiari rilevanze, bisogna possedere una “forza” politica che al tempo il governo greco non possedeva.
Consapevole di questo, dopo la sua elezione, il governo Syriza aveva iniziato a intrecciare delle relazioni politiche con tutti i partner europei per dare risonanza e rilievo ad un problema così importante come quello della crisi greca. Ed è stato proprio grazie all’intercessione di paesi come la Francia e l’Italia se adesso la Grecia è ancora nell’UE. Forse, molti dimenticano (o vogliono dimenticare) che Alexis Tsipras ha rappresentato egregiamente il suo paese, tenendo testa a chi lo voleva fuori, Merkel e Schauble in primis, mettendo l’interesse del suo popolo davanti a tutto. Ha messo al centro del dibattito politico europeo le politiche di austerità e il ritorno ad una concreta giustizia sociale. Un patrimonio che non è solo della Grecia ma di tutti quei paesi, come l’Italia, in cui le rigorose misure fiscali imposte da Bruxelles sono all’ordine del giorno nelle stanze delle istituzioni. Se poi la figura dell’attuale primo ministro greco è la pietra dello scandalo della sinistra europea, da vituperare e da utilizzare come esempio in cui la meschinità politica si è fatta uomo, allora ben vengano le persone come Alexis Tsipras che in 17 ore hanno tenuto testa ai lavaggi del cervello, agli assalti dei tedeschi e alle pressioni dei falchi in Consiglio Europeo.
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