DI VIRGINIA MURRU

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E’ una conferma, ma per il mondo dei risparmiatori, la riduzione dei costi di un conto corrente è sempre una buona notizia. Stamattina, nel sito di Bankitalia, è stata pubblicata la nuova Nota di stabilità finanziaria e vigilanza, si tratta della n. 8. Il tema fondamentale trattato nella nota riguarda la spesa di gestione dei conti correnti.
Dall’analisi dei dati risulta che i c/c bancari sono diventati meno onerosi, ovvero, in termini di costi, si rileva che, mentre nel periodo 2010/15 le spese di gestione di un conto erano mediamente di 85 euro, nel 2015 (anno in cui sono stati effettuati gli ultimi rilevamenti), sono calate a 77 euro. La riduzione dei costi è andata progressivamente aumentando (secondo ciò che riporta la nota n. 8), nei 5/6 anni di osservazione, con una media del 3,4% l’anno.
Si legge nella nota:
“La contrazione è attribuibile in gran parte alla diminuzione degli oneri fissi e in particolare ai minori canoni annui. Vi ha contribuito anche il calo degli oneri variabili, che riflette soprattutto la diminuzione del costo medio unitario delle operazioni; quest’ultimo effetto ha più che bilanciato l’aumento del costo medio dovuto alla crescita dell’operatività della clientela.”
Nella nota si analizzano anche le componenti di costo di un conto corrente.
Una parte fissa ed una variabile compongono la spesa di gestione del conto. La quota di spese fisse non varia con l’uso del conto. In questa ‘categoria’ rientrano il canone annuo, i canoni per l’uso di eventuali carte di pagamento, spese per comunicazioni periodiche, imposte di bollo. Da notare che queste ultime non si considerano ai fini dell’indagine, e non rientrano nemmeno nel calcolo dell’Indicatore sintetico di costi (ISC).
Se si considera invece la parte variabile dei costi, il riferimento è al numero di operazioni effettuate durante l’anno, come i prelievi con carta, i Rid (con autorizzazione regolare conferita dal titolare del conto alla banca di accettare ordini di addebito da un creditore), bonifici e operazioni varie con relativi costi.
L’offerta di diverse tipologie di conti correnti, dà la possibilità al cliente di scegliere la formula più idonea alle sue esigenze. Ci sono quelli ordinari, a ‘consumo’, i cui costi dipendono dal numero di operazioni effettuate nel corso dell’anno. Poi esistono i conti ‘a pacchetto’, ossia quelli che comprendono nel canone anche un numero (definito) di operazioni gratuite.
Pertanto la spesa media di un conto corrente, considerata nella nota (n.8), diventa un po’ complessa, poiché ‘sensibile’ a diversi fattori, come per esempio il costo medio unitario dei servizi utilizzati,  il tipo e il numero dei servizi,  l’incidenza di utilizzo dei servizi, che ovviamente variano da un ‘consumatore’ all’altro.
La nota prosegue sottolineando che, nel quinquennio in osservazione, le spese effettive riguardanti i conti correnti aperti ultimamente, si sono contratte di più rispetto alla media considerata. Secondo gli analisti di Bankitalia, è un risultato che ‘riflette la diversa composizione del paniere di servizi bancari utilizzati in questi conti’. Ma si possono anche associare le offerte commerciali sul mercato, che chiaramente mirano ad ampliare il raggio di nuovi potenziali clienti.
Nel periodo considerato, inoltre, l’ISC (ossia l’indicatore sintetico di costo), si rivela stabile, in modo alquanto rilevante, alla spesa effettiva media (ovvero 157 contro 85 euro). Da notare che, anche la variazione dei due indicatori, non sono propriamente collegate fra loro.
L’indicatore sintetico di costo rappresenta una stima sulla spesa di un c/c, basata sull’ipotesi concernente il consumo di servizi bancari (che possono discostarsi dal reale utilizzo di questi servizi) e ai prezzi dei servizi stessi; il riferimento è ai prezzi massimi indicati nei fogli informativi. Queste considerazioni costituirebbero la base del divario tra i due indicatori.

 

 

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