DI ROSARIA RUSSO

Tutto comincia una notte del 1958 a Bassano del Grappa. Una donna si sveglia in preda alle doglie e non trovando accanto a sé suo marito, lo va a ripescare in una casa chiusa, dove quest’ultimo è in dolce compagnia. Lo costringe a tornare a casa e a fare il padre. Dopo poco vengono alla luce due gemelli, un maschio e una femmina. Il padre in questione è Giovanni Franza, interpretato da Alessio Boni e la moglie Franca, Stefania Rocca. I due hanno già due figlie. Il capofamiglia ha una distilleria insieme ad un suo amico, e suo progetto è far continuare a suo figlio la gestione dell’attività.

Passano gli anni. La primogenita Maria Teresa, alias Cristiana Capotondi, si diploma, e si iscrive all’università di chimica a Padova, mentre la seconda, resta incinta a sedici anni. Tutto questo sotto l’occhio severo e deluso di un padre che è retrogrado e non accetta che una donna possa evolversi e migliorare. La moglie Franca però non è una vittima, è una donna forte e cerca a suo modo di tenere testa al marito. Inoltre ha un segreto, un uomo con cui è stata da ragazza quando viveva con i suoi genitori in Brasile e che dopo anni le fa recapitare una lettera tramite il prete della città, andato in missione proprio lì. Ad aiutarla a rispondergli, scrivendo al posto suo, sarà una donna, ma non una donna qualunque, la stessa che era nel letto con suo marito quella notte del ‘58. In realtà Pina, interpretata da Francesca Cavallin, ha abbandonato quella vita ed ha aperto un negozio di sartoria. Le loro strade si incrociano e le portano a confrontarsi.

La fiction, dal titolo determinante Di padre in figlia, diretta da Riccardo Milani e prodotta da Rai fiction e Angelo Barbagallo per Bibi film, ha vinto la serata con più di sei milioni di spettatori. Il soggetto porta la firma di Cristina Comencini. La tematica è affrontata in modo crudo e diretto, senza troppi giri di parole. La realtà a quei tempi era così anche se a molti di noi potrebbe colpire o dare fastidio. Quindi perché addolcirla o patinarla. Tuttavia ha un suo happy ending, perché che le donne che compongono questa famiglia non vogliano sottostare alle regole dettate da un padre padrone è evidente da subito.
Anno dopo anno raggiungeranno piccoli traguardi in un arco temporale che arriva fino agli anni ottanta, quindi una vita, fatta di eventi storici, sociali, e personali che contraddistingueranno ognuna di loro.

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