DI MARISA CORAZZOL
(nostra corrispondente da Parigi)
La Francia si appresta ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica in un contesto sociale che definire in preda al panico è un pallido eufemismo.
La dichiarazione dello “stato di emergenza” che è seguita all’attentato del Bataklan perpetrato nel mese di novembre 2015, infatti, non ha certamente fermato la mano ai fautori ed agli esecutori di ulteriori attentati che – come nel caso di Nizza dello scorso 14 luglio che ha seminato decine di vittime e di feriti lungo “la baie des anges” – altre ne avrebbero seminato anche a Marsiglia se la Polizia della seconda più popolosa città di Francia non avesse rintracciato in tempo i due sospettati di tentativo di attentato contro – secondo il Procuratore della Repubblica di Marsiglia – il candidato alle presidenziali del partito repubblicano, François Fillon.
Gli investigatori della « DGSI » (Direzione Generale dei Servizi Segreti Interni), il 17 aprile u.s. hanno ritrovato un vero e proprio arsenale durante una perquisizione in un appartamento della 3° circoscrizione marsigliese, vicino alla stazione ferroviaria “Saint-Charles”: una mitragliatrice, due pistole, delle munizioni, una granata artigianale e tre chili di TATP che è un potente esplosivo molto instabile dello stesso tipo di quello utilizzato durante gli attacchi del 13 novembre 2015 a Parigi. I due sospettati sono stati arrestati, ma l’inquietudine non cessa di crescere con l’avvicinarsi del primo turno delle elezioni presidenziali che si svolgeranno domenica 23 aprile, tanto che sono state rafforzate le misure di sicurezza all’ingresso delle sedi in cui, fino a venerdì si svolgeranno i meeting dei candidati.
« Rien ne va plus », dunque, come ripete un vecchio adagio francese e non va bene nemmeno nel quadro politico che vede contendersi l’Eliseo da ben 11 candidati (mai visto prima) ed i cui programmi e le cui storie personali divergono a tal punto che in tanti ed a pochissimi giorni dal giorno “fatale” del 23 aprile, non hanno ancora deciso a chi daranno il loro voto.
Eppure, se si dovesse credere ai sondaggi che circolano in TV, sulla stampa ed in rete, i due “preferiti” sarebbero, nell’ordine, Emmanuel Macron e Marine Le Pen, seguiti da Jean-Luc Mélenchon e da François Fillon, facendo tuttavia astrazione del fatto che i quattro si tengono in un “fazzolettino” , poiché la distanza fra i due “primi” ed i “secondi due” è di appena tre punti: 23, 24% per i primi ed intorno al 20% per gli altri due. Prova che a quattro giorni dallo scrutinio del primo turno tutto è possibile ed è sempre più credibile che la sorpresa arrivi dalla “France Insoumise” e quindi da Jean-Luc Mélenchon.
E’, quest’ultima, una possibilità talmente tangibile che lo stesso François Hollande – fin qui muto come una carpa pescata morta nella sua Corrèze natia – ha preso posizione pubblicamente per inneggiare al suo “delfino”, il giovane Macron di belle speranze per un PS morto, per Goldman-Sachs, per la Banca Rothschild e per il MEDEF (Confindustria) e per attaccare – guarda caso – proprio Mélenchon . Non la Le Pen, né Fillon, ma Mélenchon, trattandolo addirittura di “dittatore” e di “Hugo Chavez” di Francia. Ma non avrebbe dovuto, Hollande, appoggiare Benoit Hamon, il vincitore delle primare del PS, nonché candidato all’Eliseo? Macché. Hamon è “troppo di sinistra”, “troppo vicino a Mélenchon” e quindi va boicottato e per farlo bene ed a buon fine lo si fa boicottare dai più grandi “tenori” del PS: da Valls, a Le Drian, a Cazeneuve e dalla maggioranza dei parlamentari della sua maggioranza.
Il povero Hamon ignorava certamente che la sua vittoria a quelle primarie farlocche contro le quali Mélenchon stesso lo aveva messo in guardia, sarebbe servita da “cartina di tornasole” per, da un lato intralciare il candidato della “France Insoumise” e, dall’altro, per dare un contentino agli oramai sparuti elettori del fu Partito socialista francese, umiliato, annichilito e sepolto proprio dal “presidente monarca” la cui principale attività durante questo quinquennio è stata quella di vendere armi all’ Arabia Saudita per meglio ridurre in polvere lo Yemen; di armare i “ribelli moderati” siriani; per spillare la medaglia della legione d’onore sul petto di un emiro saudita e – per finire – ora sostiene l’unico in grado di continuare sulle sue tracce: il giovane marito della signora Brigitte Trogneux (Macron), la sua ex professoressa del “tempo delle mele” e oggi, ovviamente, suo mentore.
Pronostici, quindi? Impossibile farne ad oggi, tanto più che la confusione regna sovrana e che si annunciano molte “schede bianche”.

 

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