DI FRANCESCO ERSPAMER

La ragione per cui la democrazia funziona cosi male è che hanno convinto la gente che anche in politica occorra essere prudenti e soprattutto fedeli, come se si trattasse delle persone che amiamo, della patria o di una squadra di calcio (in effetti penso che il calcio sia oggi usato proprio per promuovere fedeltà e fanatismo). Invece la forza della democrazia, l’unica sua forza, è la pratica del cambiamento: non la teorica “possibilità” di cambiare, no; la forza della democrazia sono i cambiamenti reali e continui che riesca ad attuare. I ricchi e i potenti hanno terrore di un popolo capace di cambiamenti e per questo usano media e intellettuali prezzolati per minacciare l’apocalisse nel caso in cui i cittadini, invece di piegarsi alle abitudini o a presunte necessità e destini manifesti (il libero mercato, le nuove tecnologie, l’illimitata crescita economica e demografica), osassero tentare altre strade.
Abbiamo un’arma potentissima: si chiama cambiamento. Usiamola, votando ogni volta per un partito diverso finché non si trovi quello che pienamente realizzi i nostri interessi; ogni volta. Ribellandoci alla retorica della governabilità che vuole costringerci a scegliere far due poli — quella non è scelta, non è democrazia, è semplice oscillazione fra opzioni predeterminate; come quando ci viene concesso di decidere fra un Mac e un PC.
A proposito: per esercitarci, fra un’elezione e l’altra, cambiamo ogni volta marca di computer, automobile, cellulare, detersivo, tanto per impedire il consolidarsi dei monopoli. Riservando la fedeltà a cose più serie, i rapporti umani. Impossibile? Ma allora davvero ci meritiamo di essere servi.
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