CRISTINA PILOTO

Il 70% degli italiani è sotto i livelli minimi di questo prezioso micronutriente con rischio di osteopenia e osteoporosi (riduzione della massa ossea). Esporsi al sole sia pure con le dovute cautele, è l’unico modo per garantirsi un certo quantitativo di vitamina D, necessario per mantenere in salute le ossa e tutto l’organismo per l’inverno. La vitamina D, infatti, assorbita dal sole o sintetizzata dal cibo, contribuisce alla fissazione del calcio nelle ossa per renderle più robuste, preservandole dalle fratture. Certe abitudini della vita, come proteggersi troppo con le creme solari (ovviamente fino ad un certo punto è più che doveroso farlo), stare molto in casa senza esporsi al sole, riducono l’assorbimento della vitamina D. Solo in Italia il 25% delle donne di età superiore ai 40 anni ed il 17% degli uomini di età superiore ai 60 anni ne è affetto. Ma comportamenti corretti e una buona prevenzione possono aiutare ad arginare questo fenomeno.
Come mai una così ampia porzione di donne soffre di osteoporosi? La prima causa è l’allungamento della vita media che porta la donna a vivere 30 anni ed oltre in post-menopausa, in assenza dell’importante azione protettiva svolta dagli estrogeni. Gli estrogeni svolgono infatti dei compiti molto importanti: ad esempio promuovendo il riassorbimento tubulare del calcio a livello renale; poi favorendo la conversione della vitamina D e il conseguente assorbimento intestinale del calcio, solo per citarne alcuni. La loro diminuzione implica quindi una riduzione della quantità di calcio che si fissa nelle ossa, inferiore a quella che si perde, per cui la donna che ha superato la menopausa ha un maggior rischio di incorrere in osteopenia o osteoporosi. Senza però sottovalutare che anche gli uomini sono a rischio, e dovrebbero sottoporsi ugualmente a controlli e screening.
Ecco la ragione per cui, oltre alla prevenzione secondaria (ossia di diagnosi precoce), appare fondamentale la prevenzione primaria dell’osteoporosi, che dovrebbe attuarsi fin dall’infanzia con stili di vita ed alimentari corretti. L’attenta prevenzione diviene particolarmente importante in caso di condizioni a più alto rischio di malattia, quali assunzione di cortisonici, menopausa precoce, predisposizione genetica e/o precedenti fratture non dovute a ‘traumi efficienti’, vale a dire di elevata intensità tale da provocare la rottura anche dell’osso più resistente, anche la parodontite (volgarmente chiamata piorrea) può essere correlata a questa patologia.
Perseguire uno stile di vita corretto, dicono gli esperti, aiuta a mantenere in salute il corpo in generale, ossa comprese, prevenendo le complicazioni delle scheletro tipiche degli anni d’argento. Sono tre i capisaldi del vivere sano:
1.Non fumare: il fumo anticipa la menopausa e amplifica i disturbi connessi. Inoltre aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, di tumori, di osteoporosi e raddoppia il rischio di fratture.
2.Mantenere un’ attività fisica regolare o aumentarla.
3.Adottare un’ alimentazione corretta che favorisca il mantenimento del peso e la salute dell’osso.
Per un migliore assorbimento del calcio ci sono alcune regole che è consigliabile seguire:
1.Non esagerare mai con le proteine: un alto consumo di proteine determina maggiori perdite di calcio con le urine, diventando un fattore di rischio per l’osteoporosi.
2.Ridurre il sale: l’eccesso di sale favorisce l’ipertensione e fa aumentare l’eliminazione del calcio con l’urina. I cibi più ricchi di sale a cui prestare attenzione sono il prosciutto e i salumi in genere, acciughe, olive, sottaceti, dadi per brodo.
3. Ridurre lo zucchero.
4.Limitare caffè e tè, soprattutto dopo un pasto.
Per cui, se è vero che latte e derivati sono una fonte ottima di calcio, è altrettanto sicuro che sono alimenti molto ricchi in proteine, per cui è bene non esagerare con le dosi (senza contare che incidono molto sull’innalzamento del colesterolo e sulla resistenza insulinica). Un piatto particolarmente ricco di calcio è anche la zuppa di pesce, ottenuta facendo bollire il pesce a lungo e poi passandolo al setaccio con tutte le lische e le teste. Molti cibi di origine vegetale contengono un’elevata quota di calcio, come i semi di sesamo, le mandorle, le nocciole, ma anche i legumi, i broccoli, le cime di rapa e i cavoli, vari frutti tra cui le olive e le prugne.
Come procurarsi dunque la vitamina D, preziosa alleata della salute delle nostre ossa? In natura le fonti di approvvigionamento sono due, la luce del sole e gli alimenti. Bastano 40 minuti al giorno in maglietta e pantaloni corti d’estate per farsene una bella scorta! Il cibo è la seconda fonte di vitamina D, ma è difficile quantificarne l’assunzione perché la presenza nei cibi più diffusi è minima. Un cucchiaio di olio di fegato di merluzzo basterebbe per la dose giornaliera, ma il suo sapore è poco gradevole. Poi ci sono i pesci grassi, come salmone e sgombro, che con 150 grammi di prodotto coprono il fabbisogno quotidiano, oppure le uova, il fegato, alcuni formaggi, ma la quantità di vitamina D è così scarsa che bisognerebbe mangiare questi cibi in quantità troppo elevata (cosa che favorirebbe l’insorgere di ben altre patologie).
QUANDO OCCORRE – La vitamina D va assunta quando è dimostrata la carenza nel sangue. Basta sottoporsi a un’analisi del livello della “25 idrossivitamina D” nel sangue o di “25 (OH)D” per sapere se si è in carenza o no. Se il dosaggio risulta essere inferiore a 75 nmol/L oppure a 30ng/L, a seconda dei sistemi utilizzati, occorre intervenire. Due sono le forme di vitamina D in commercio: la D3 (colecalciferolo), che è anche la più diffusa, che stimola l’enzima prodotto dalla pelle per produrre vitamina D. E’ innocua, perché agisce in modo naturale. Infatti l’organismo attiva la Vitamina D3 soltanto per la quantità di vitamina D che serve all’organismo. Oppure la vitamina D già attiva, riservata però per le persone a rischio, cioè che abbiamo già avuto fratture, perché può intossicare l’organismo.
È bene integrarla, in entrambi i casi, nei mesi da settembre a giugno, per non incorrere in sovraddosaggio durante l’estate.
Una carenza di vitamina D dunque può portare ad avere ossa fragili e deformi; nel bambino crea rachitismo e nell’adulto osteomalacia, ma oltre a questo sembra essere una vitamina poliedrica che contribuisce a prevenire tutta una serie di disturbi e patologie: secondo la ricerca scientifica infatti contribuisce ad abbassare, oltre le fratture ossee, anche l’incidenza di cancro, di diabete, malattie cardiache, autoimmunitarie e patologie cronico-degenerative.
Concludo dicendo che l’attivazione della vitamina D è mediata da alcuni organi come fegato, reni e intestino. E’ fondamentale quindi mantenere questi apparati sani e puliti, in modo che possano svolgere le loro funzioni in maniera sempre ottimale.
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