DI STEFANO SYLOS LABINI

Nessuno può negare che le regole su cui fonda l’euro siano insostenibili per i paesi più deboli (l’Italia è debole più che altro per il debito pubblico accumulato negli anni precedenti all’entrata).
Dal momento che non c’è la volontà politica da parte dei paesi forti (la Germania in primis) di migliorare la situazione, bisogna trovare dei modi pragmatici per evitare che ci sia una rottura della moneta unica come potrebbe accadere se per esempio uscisse l’Italia. Uno scenario del genere avrebbe costi altissimi non solo per l’Italia e per l’Europa ma per il mondo intero poiché si potrebbe verificare una crisi finanziaria e valutaria globale.
La moneta fiscale nel breve periodo potrebbe costituire il meccanismo per dare respiro alle economie dei paesi in difficoltà e, nel medio periodo, se le cose dovessero peggiorare ulteriormente, di preparare le condizioni per una fuoriuscita dalla moneta unica che sia il meno traumatica e abbia quindi i costi più bassi possibili.
Ovviamente la spesa pubblica deve essere più efficiente, bisogna eliminare gli sprechi e combattere la corruzione; ma teniamo presente che con la spesa pubblica si finanzia la domanda privata e se tagliamo la spesa pubblica si riducono i consumi delle famiglie e gli investimenti delle imprese.
Stipendi pubblici significano consumi privati, servizi pubblici gratuiti significano maggiore reddito disponibile per consumi, commesse pubbliche significano più attività e investimenti delle imprese.

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