http://https//alganews.wordpress.com

DI ANNA RITA NOCITI
Bari: ennesimo scandalo della vergogna del genere umano. Due uomini di settanta e settantaquattro anni sono stati arrestati nei dintorni dello stadio San Nicola, accusati di violenza sessuale nei confronti di un ragazzino di tredici anni. Vincenzo Vinciguerra e Pasquale Marziliano sarebbero assidui frequentatori della zona e avrebbero indotto il ragazzino, di etnia rom, ad avere rapporti sessuali con loro in cambio di poche somme di denaro. A quanto pare il ragazzino non sarebbe stato l’unico, i due avrebbero avuto contatti con altri minorenni, promettendo loro un gelato, un panino o qualche sigaretta.
Due uomini adulti che si fanno forti del denaro e di piccoli regali per convincere il ragazzino bisognoso a sottostare alle loro sporche fantasie, ai loro deviati bisogni carnali e alle loro laide condotte per poi retribuirlo con scherno.
La violenza è una cosa innaturale che nessuno dovrebbe provare, né tanto meno gli innocenti senza colpa, i bambini, i minori. La storia sopra citata non è la prima purtroppo e, non sarà l’ultima, e quante ancora sono le storie non raccontate per paura, ignoranza, vergogna, complicità violentemente imposta dalla famiglia. Nella nostra società è un grande problema irrisolto e tante, troppe volte ignorato. Una società, la nostra, persa nelle frenetiche corse di ogni giorno, presa dai suoi mille problemi che ha tralasciato o forse non ha voluto vedere, la violenza che lascia segni nel corpo e ferite invisibili, ancora più profonde, nell’anima di piccoli angeli indifesi.
Il male dell’umanità: la PEDOFILIA. Una parola “grave”, breve che racchiude tanti orrori di bambini violentati dagli adulti che il più delle volte sono parenti stretti, vicini, amici, persone di cui i bambini si fidano, cui si avvicinano per ricevere le carezze che carezze non sono. Sono gesti subdoli, incomprensibili per l’innocente, gesti traditori che uccidono il loro sorriso, il loro corpo e l’anima per sempre. Bisogna abbandonare l’idea che i mostri siano degli sconosciuti grandi e grossi che incutono paura. Sono violenze queste dove, non c’è nulla da giustificare, nulla da perdonare perché il perdono non serve e basta. La pedofila è l’abisso dell’animo umano, un male che sgomenta, intollerabile perché l’infanzia ha un grande valore ed è il nostro futuro.
La parola pedofilia, deriva dal tema greco del legame tra bambino e affetto, indica la passione erotica nei confronti dei bambini e neonati, mentre per gli adolescenti si parla invece di pederastia. Clinicamente è un disturbo del desiderio sessuale, e consiste nella preferenza erotica da parte di un individuo giunto alla maturità genitale per soggetti che invece non lo sono ancora, cioè in età pre-puberale.
Secondo alcuni studi, una rilevante percentuale di condannati per pedofilia ha a sua volta subito abusi anche psicologici durante l’infanzia. Già Freud affermò che i traumi infantili nella maggior parte delle volte sono inguaribili e lasciano ferite che non rimargino più e che provocano, nell’età adulta molteplici fenomeni nella sfera emotiva, sociale e comportamentale di varia entità e profondità.
La conquista sessuale del bambino per il pedofilo è lo strumento di vendetta, un senso di trionfo, potere, che ha la capacità di trasformare l’oggetto che era a soggetto agente sul minore. La definirei una vittimizzazione perpetrata in un ciclo attivo del trauma subito e subente.
La psicoanalisi sostiene che l’atto pedofilo sia una regressione verso forme di sessualità infantile dovuta ad
un trauma precoce o all’aver vissuto la propria sessualità in maniera costrittiva o ancora, ma in minima percentuale, da una patologia psichiatrica nel gestire gli impulsi.
Charles Socarides (1922 – 2005) noto psichiatra e psicologo statunitense, ha affermato che il meccanismo nella pedofilia e in particolare quella omosessuale, è l’incorporazione del bambino maschio al fine di rinforzare la propria mascolinità, sconfiggere la paura della vecchiaia e della morte, ritornare al contatto con il seno materno.
Nella storia, la pedofilia ebbe la massima diffusione tra il VI e il IV secolo a.C. a Sparta e Atene. Consisteva in una relazione sessuale tra adulti maschi e adolescenti all’interno di un’esperienza pedagogica attraverso la quale l’adulto, il maestro, trasmetteva le virtù al futuro cittadino. Bisogna comunque precisare che non avveniva mai con minori sotto i dodici anni d’età. Platone lo aveva indicato come presupposto filosofico dell’insegnamento dell’eros. Era comunque costante l’attenzione degli ateniesi per gli infanti, erano, infatti, previste pene severissime (torture e pena di morte) per gli adulti, anche per quelli che girovagavano all’interno o presso gli edifici riservati ai minori.
Sebbene gran parte dei pedofili sia di sesso maschile, una percentuale di circa il 5% è rappresentata, da adulti di sesso femminile. Non si sa comunque se sia un fenomeno raro al femminile o sottostimato e nascosto. In genere sono donne che mostrano difficoltà emozionali come un’empatia molto limitata, hanno paura di essere abbandonate dall’uomo e quindi donne passive e dipendenti che molte volte, sono costrette a commettere abusi più frequentemente sui figli. Altre invece sono predisposte: hanno difficoltà psicologiche e fantasie sessuali devianti. Molte volte rivolgono la loro attenzione a bambini estranei, generalmente si propongono come baby-sitter ottenendo la fiducia dei genitori delle piccole vittime.
Poi c’è il pedofilo virtuale perché è un debole nella realtà vera. Sono molto abili nel coinvolgere i minori nei loro giochi davanti al web, capaci di trasmettere fiducia e notevole capacità di ascolto, in grado di entrare emotivamente in sintonia con la vittima prescelta, soggetti aventi una personalità bloccata ad alcune fasi della loro adolescenza.
Molti individui con questa perversione scelgono professioni nelle quali possono interagire con i bambini perché le risposte idealizzanti dei piccoli, li aiutano a mantenere la loro immagine positiva di se stessi. Spesso i pedofili dichiarano di essere stati provocati dalle piccole vittime, ma è un’inconscia argomentazione difensiva che fa parte del suo registro di proiezione di se stesso. Attribuisce all’altro i sentimenti e i desideri che rifiuta di vedere nella sua persona.
Quali sono le conseguenze della pedofilia sulla vittima? Bisogna prendere in considerazione in primo luogo, le conseguenze psicologiche che si riflettono sullo stile di vita e sull’organizzazione dei rapporti interpersonali. Le sequele sono molteplici e dipendono dal tipo di abuso (violenza sessuale, incesto, carezze capziose, sodomia e sfruttamento), dall’esperienza vissuta, dalla frequenza, dall’età del minore e dalla sua maturità psico-fisica e dalla possibilità di aiuto da parte della famiglia. Troppe volte i bambini si convincono che ciò che è loro accaduto è giusto, ed è accaduto per colpa loro.
Esiste una terapia? In Europa, attualmente in uso solo in Germania e in Repubblica Ceca, è praticata la castrazione chirurgica, irreversibile, criticata dal Comitato Europeo per la prevenzione della tortura. Utilizzata in USA, Canada e in alcuni Paesi europei la castrazione chimica o terapia anti-androgena, trattamento farmacologico da ripetere a vita, perché la situazione si ripristina non appena il trattamento è sospeso. Inoltre non può essere reso obbligatorio quando la pena termina e il reo è rimesso in libertà.
Una teoria sociologica ritiene l’insorgenza della pedofilia come possibile concausa al cambiamento dell’immagine e del ruolo femminile nella società. La rivoluzione sessuale del secolo scorso ha portato al mutamento della donna da soggetto passivo a figura attiva e sessualmente esigente. L’uomo quindi, manifesta ansia da prestazione e frustrazione della sua essenza maschile, minato nella sua virilità.
Bisogna prevenire attraverso la sensibilizzazione, il controllo, il dialogo. Insegnare ai bimbi a dire sempre tutto, dove vanno e con chi. Spiegare loro che non devono parlare con gli estranei, di fare presente e indicare chi li tocca in modo che a loro non piace, imparare a confidarsi e ascoltarli, capire un loro diverso comportamento aggressivo o taciturno, pianti improvvisi ed episodi di enuresi.
La definizione di pedofilia come malattia lascia il tempo che trova: chi passa dal pensiero all’atto è colpevole perché in balia della parte di sé che si affida all’istinto e soddisfare voglie innaturali e bestiali.
La conclusione di quest’atteggiamento efferato è che la violenza sui bambini accade ovunque, in ogni gruppo sociale, società e nazione. La pedofilia fa notizia, ma sono gli stessi bambini ad affermare che anche piccoli atti di violenza, ripetuti quotidianamente, provocano loro sofferenze che si porteranno dentro per tutta la vita, minando la loro serenità, autostima e senso di fiducia nel prossimo.
Molte violenze rimangono nascoste, ci sono anche i bambini che assistono alle violenze, spesso restano in silenzio per timore di essere puniti. La violenza è causa della riprovazione sociale tanto per chi la commette quanto per chi la subisce.
Gesù di Nazareth nel Vangelo predicava: << Chi accoglie anche uno solo di questi bambini in Nome Mio, accoglie me. Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da un asino, e fosse gettato negli abissi del mare >>.
Annunci