DI CHIARA FARIGU

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Report, il programma in onda su Rai 3 è da sempre sotto l’occhio del ciclone per i temi scottanti che tratta. E che puntualmente denuncia dopo averne sviscerato ogni risvolto. Abituato a scoperchiare pentoloni di ogni sorta dove corruttele, malaffare, finanziamenti illeciti, opere pubbliche iniziate e mai portate a compimento, alimenti contaminati o contraffatti, olii d’oliva spacciati per tali e chi più che ha più ne metta, proliferano in virtù di un sistema di connivenze senza eguali, è incappato, nell’ultima puntata di martedi scorso, per sollevarne uno di troppo. Almeno secondo i suoi detrattori. Che pare siano davvero tanti. Lo si evince dalle molte polemiche che ne hanno fatto un “caso” tanto da arrivare anche a chiederne la chiusura. Due i punti dolenti che hanno dato la stura all’ondata polemica: la prima riguarda il vaccino contro il Papilloma virus, la seconda ha a che fare con i finanziamenti allo spettacolo, culminata con la querela di Roberto Benigni e della moglie Nicoletta Braschi, protagonisti dell’inchiesta mandata in onda.

Procediamo con ordine. Nel servizio sul vaccino Papilloma virus è stata citata una “review”, vale a dire una rivisitazione o lettura critica del Nordic Cochrane Center dello scorso anno che accusa l’Agenzia europea del farmaco (Ema) di aver sottovalutato le reazioni avverse. Apriti cielo. Immediate le reazioni. Da più fronti contemporaneamente, medici, esperti, scienziati, cittadini comuni e politici: tutti contro Report. A cominciare dal Ministro della Salute: “Diffondere paura propugnando tesi prive di fondamento e anti scientifiche è un atto di grave disinformazione. Un vaccino sicuro e di grande efficacia, a differenza di quanto è stato fatto affermare sulla tv pubblica, senza alcun contraddittorio. Report ha dato spazio a teorie prive di base scientifica, instillando timore nei confronti di una pratica sicura, efficace e in grado di salvare migliaia di donne da un cancro aggressivo e spesso mortale”, ha tuonato la Lorenzin. Dello stesso avviso il prof. Burioni del San Raffaele di Milano che sta conducendo una campagna contro gli antivaccinisti: “Report ha dato spazio a teorie prive di base scientifica, a individui senza alcuna autorevolezza ed ha mescolato sapientemente possibili tangenti e ipotesi non confermate per ottenere un effetto abominevole: instillare timore nei confronti di una pratica medica sicura, efficace ed in grado di salvare migliaia di donne da una morte atroce”, ha scritto sul suo profilo FB.

Poteva mancare la politica in questo bailamme di accuse e controaccuse? Nient’affatto. I senatori Pd Francesco Verducci (vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai) ha annunciato che presenterà un’interrogazione urgente per verificare la correttezza della trasmissione, e Francesca Puglisi ha chiamato in causa direttamente il direttore generale Campo Dall’Orto. Fuori dal coro il M5S. “Il Pd non è intoccabile. L’Unità non è intoccabile. Benigni non è intoccabile. L’Ema non è intoccabile. La libera informazione invece è intoccabile”, scrive Beppe Grillo nel suo blog. “Report non chiuderà a causa della censura di regime che contamina altri programmi Rai (come il Tg1), il Pd impari a rispettare l’informazione indipendente”.

E Report? Beh, sia gli autori che il conduttore del programma Sigfrido Ranucci replicano alle accuse sostenendo che l’inchiesta anti- HPV non era affatto contro l’utilità dei vaccini, ma che l’obiettivo fosse la “farmacovigilanza”, ovvero puntare la lente su cosa accade quando, iniettato il vaccino, si ha una reazione avversa. “Vacciniamoci perché è utile. Però vorremmo che tutti lo facessero nella maggior sicurezza possibile, che ci sia un sistema di farmacovigilanza che funzioni seriamente”, ha replicato Ranucci sulla sua pagina FB a conferma del “vero” messaggio mandato in onda che nulla aveva a che fare col voler diffondere la paura per scongiurare la pratica delle vaccinazioni. Al momento però queste repliche non hanno ancora sortito l’effetto di far placare l’ondata polemica. Che anzi prosegue indisturbata soprattutto in rete. E che si va gonfiando come e meglio di un soufflé. Tra chi chiede la chiusura del programma e chi si scaglia contro chi vorrebbe mettere il bavaglio ad una trasmissione indipendente.

Se sospendono Report siamo pronti ad andare sotto viale Mazzini con un vero e proprio presidio. Sarebbe un atto eversivo inaccettabile”. E’ quanto sostiene il presidente della Vigilanza e capogruppo M5S alla Camera, Roberto Fico: “Il Movimento 5 Stelle è a fianco di chi fa informazione in maniera seria e indipendente, senza vivere di appartenenze e simpatie politiche. E’ questa la principale colpa di Report, che in queste ore è sotto attacco dei partiti che continuano a fare pressione per chiudere il programma. Danno a Report l’etichetta del M5S ma è un’idiozia”. Quindi, lancia un appello: “Se sospendono Report gli italiani sospendano il pagamento del canone. Chiediamo a tutti i cittadini di sostenere Report, perché l’Italia ha bisogno di un giornalismo indipendente che faccia informazione di qualità. Gli italiani che amano la libertà d’informazione si facciano sentire: usate l’hashtag #SeSospendonoReport su Twitter per far sapere che ci siete. Difendiamo l’informazione!“, scrive Fico sul noto blog pentastellato.
Immediata la risposta di Monica Maggioni in Commissione Vigilanza Rai: “ Ho sentito le interpretazioni più fantasiose: nessuno ha mai pensato neanche per un secondo di chiudere Report”.

Probabilmente finirà tutto in una bolla di sapone dopo il gran polverone che ha finito per mettere in secondo e terzo piano problemi ben più importanti di queste scaramucce.
Va avanti invece la diatriba Report – Benigni, culminata con una querela dell’attore-regista toscano nei confronti del programma reo di aver raccontato la vicenda degli studi di Papigno in Umbria, polo cinematografico dove Benigni ha girato sia “La vita è bella” che “Pinocchio” per il quale avrebbe goduto di 16 milioni di euro di finanziamenti pubblici. Luogo che avrebbe successivamente abbandonato a se stesso per non sopportarne più i costi. Le cose sarebbero completamente differenti secondo quanto riferisce il legale dei coniugi Benigni-Braschi: non c’è stato alcun finanziamento pubblico e tutti i costi per la ristrutturazione degli studi di Papigno sono stati a carico dell’attore. Pertanto, non solo non ci avrebbe guadagnato quanto invece rimesso. Da qui la querela ad aggiungere brio ad una vicenda di per sé già frizzantina.

Questi i fatti. Basteranno le rassicurazioni della presidente Rai Monica Maggioni sulla non chiusura di Report? E’ presto per dirlo. Intanto scende in campo anche la Federazione della Stampa all’insegna di “Giù le mani da Report”. Le voci si aggiungono, sostiene la Federazione, e mai si spengono. E men che mai quelle che giungono dal Servizio Pubblico

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