DI VANNI SALVEMINI
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Il 20 Aprile di 24 anni fa ci lasciava un profeta.
Ricordo ancora quando tre anni fa, prima di incontrare Francesca e Raffaella (le nipoti), volli incontrare lui in quel cimitero di Alessano pressoché deserto.
Volevo esattamente questo: un momento di intimita´, di riflessione, una discussione senza interruzioni, liberarmi di quelli che erano (e forse sono) i miei pensieri, rivivere quei momenti (quando avevo 12 anni) vissuti con quei due grandi capisaldi della mia vita.
Senza interruzioni continuo a percorrere la mia strada con Don Tonino ovunque, con le sue parole. Non era mai monsignor Bello, tanto meno Antonio. Era sempre e solo don Tonino, il “fratello vescovo povero con i poveri”, quello col pastorale e la croce di legno (di ulivo, però, simbolo della sua terra), quello con l’appartamento episcopale invaso dai senzatetto e dai migranti stranieri, quello che girava per le strade del porto e della vecchia Molfetta sedendosi accanto ai poveri e agli ubriaconi, quello che aveva la porta sempre aperta, anche alla prostituta che gli aveva bussato alle quattro di mattina affamata e fradicia di pioggia.
Passa il tempo ma non si cancella la memoria: anzi diventa sempre piu´ limpida, forte e capace di mutare il ricordo in gesti, in esempi.
Ciò che Don Tonino aveva di straordinario, era la sua introvabile umanità, perché parlava il linguaggio della vita tralasciando il protocollo. Un uomo umile, coraggioso, audace che sentiva il bisogno di “rimettere la Chiesa sulle strade del mondo”, renderla cioè a servizio della comunità.
La sua parola è e restera´ urticante, fastidiosa per qualcuno, ma allo stesso tempo toccante e sconvolgente.
Don Tonino ci ha lasciato un amore struggente per la vita e per me lui non è morto, anzi vive assieme a qualcun altro: e attraverso i suoi, i loro insegnamenti. Continuano, insomma, a dar “fastidio” come hanno fatto in vita.
Che mi resta di quegli anni? Il non avere paura di osare, di entusiasmarmi perche´ nella vita ci vuole soprattutto coraggio, valore e audacia.
Inseguo le sue parole, il suo monito ai giovani: “cambierete il mondo e non lo lascerete cambiare agli altri. Appassionatevi alla vita, mordete la vita. Non accantonate i vostri giorni, le vostre ore, le vostre tristezze con quegli affidi malinconici ai diari. Non coltivate pensieri di afflizione, di chiusura, ne’ precauzioni. (…) Bruciate… perché quando sarete grandi potrete scaldarvi ai carboni divampati nella vostra giovinezza”.Grazie di tutto, per aver reso la nostra esistenza originale e unica.

 

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