DI MARCO ERCOLI

La giuria del Premio Houphouet-Boigny per la ricerca della pace dell’Unesco ha attribuito il riconoscimento alla sindaca di Lampedusa Giuseppina Nicolini e all’Ong francese SOS Méditerranée per aver salvato la vita a numerosi rifugiati e migranti e averli accolti con dignità.
Si legge nelle motivazioni: “Da quando è stata eletta sindaco nel 2012, Nicolini si è distinta per la sua grande umanità e il suo impegno costante nella gestione della crisi dei rifugiati e della loro integrazione dopo l’arrivo di migliaia di rifugiati sulle coste di Lampedusa e altrove in Italia”.
I complimenti: il premier Paolo Gentiloni “Unesco assegna suo premio per la pace a Giusi Nicolini da anni impegnata dalla parte giusta a Lampedusa”; la presidentessa della Camera Laura Boldrini: “Contenta per il prestigioso riconoscimento Unesco a Giusy Nicolini, con il suo impegno rende onore al nostro Paese”; il presidente del Senato Pietro Grasso, dopo una telefonata alla sindaca di Lampedusa: “Ho appena fatto i complimenti a Giusi Nicolini per il Premio Unesco. Un riconoscimento che riempie d’orgoglio Lampedusa e l’Italia”; il presidente dell’Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro: “è un’attestazione di merito per questa eccezionale sindaca di frontiera e un po’ anche per tutti gli amministratori che ogni giorno si occupano di accoglienza, affrontando le difficoltà nella fase di emergenza, coordinandosi non senza fatica con gli altri livelli istituzionali che ne hanno la prima responsabilità. I sindaci sono quelli che ci mettono la faccia. Giusi Nicolini l’ha fatto in condizioni di particolare criticità. Il prestigioso riconoscimento che le viene attribuito e’ quindi dovuto e sacrosanto”.
La sindaca dell’isola siciliana, Giuseppina Nicolini, intervenuta al Festival delle generazioni il 14 ottobre 2016, dichiarava: “L’esempio positivo di Lampedusa non basta più. Esaltare l’anomalia di Lampedusa non fa tanto bene, forse dovremmo contrapporre all’ipotesi di Premio Nobel a Lampedusa, un’ipotesi di Premio Nerone per chi non riesce ad emozionarsi di fronte ai bambini migranti annegati. L’Europa sta andando a sbattere contro i muri, si alzano muri contro i siriani, ma questo è chiudere gli orizzonti al nostro futuro, è un ritorno al passato, ai nazionalismi e agli egoismi. Stiamo vivendo un momento triste, dove la paure dell’altro è frutto della crisi economica è come se avessimo dimenticato quando noi chiedevamo aiuto gli altri, è come se si volesse cancellare la memoria”.
Le motivazioni  dell’Unesco per l’altra onorificenza assegnata: “SOS Méditerranée è un’associazione europea che si occupa di portare assistenza a tutte le persone bisognose nel mar Mediterraneo”.
Il Premio, istituito nel 1989, è un riconoscimento per tutte le persone, istituzioni od organizzazioni che si sono distinte per la ricerca della pace. Sono stati premiati in passato tra gli altri François Hollande, Nelson Mandela, Shimon Peres e Yasser Arafat.
Giusi Nicolini ha così commentato l’onorificenza su Radio Rai1: “Dedico questo premio a tutti coloro che il mare non sono riusciti ad attraversarlo perché ci sono rimasti dentro e in questo momento mi sento proprio di dedicarlo a Gabriele del Grande. Lui è stato il primo attraverso un sito a contare i morti nel mediterraneo, quando ancora nessuno sapeva che si moriva nel mediterraneo. Adesso è prigioniero in Turchia, pretendo che il governo del nostro paese riporti a casa presto Gabriele”.
Appello di Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, contro l’indifferenza dei morti nel Mediterraneo
(diramato pochi mesi dopo la sua nomina nel 2012 [ndr])
Lettera alle autorità italiane e all’Europa
“Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa. Eletta a maggio, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile. Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore. Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme, perché il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?
Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l’idea, per esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, come sabato scorso, durante un viaggio che avrebbe dovuto essere per loro l’inizio di una nuova vita. Ne sono stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce.
Sono indignata dall’assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell’Europa che ha appena ricevuto il Nobel della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra.
Sono sempre più convinta che la politica europea sull’immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente. Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l’unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l’Europa motivo di vergogna e disonore.
In tutta questa tristissima pagina di storia che stiamo tutti scrivendo, l’unico motivo di orgoglio ce lo offrono quotidianamente gli uomini dello Stato italiano che salvano vite umane a 140 miglia da Lampedusa, mentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, come è successo sabato scorso, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono però efficacemente utilizzate per sequestrare i nostri pescherecci, anche quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche.
Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all’accoglienza, che dà dignità di esseri umane a queste persone, che dà dignità al nostro Paese e all’Europa intera. Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una vacanza.”
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