DI ENRICO ROSSI

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Oggi ho parlato con Massimo Del Grande, padre di Gabriele – il giornalista italiano che il 9 aprile scorso è stato fermato in Turchia, al confine con la Siria – e sono in contatto con la Farnesina per seguire gli andamenti della vicenda. Siamo molto preoccupati. Gabriele ha iniziato uno sciopero della fame, perché in questi undici giorni si è visto negare dalle autorità turche i propri diritti.

Questi undici giorni non sono stati privi di eventi in Turchia. Il 16 aprile, infatti, Erdogan ha vinto – con moltissime ombre – il referendum che cambierà radicalmente l’assetto istituzionale della Turchia, che da democrazia del leader unico diventa un’autocrazia. La vicenda di Gabriele è una prova esiziale per quella democrazia, dove ci sono stati migliaia e migliaia di arresti e dove la libertà di espressione e di stampa è sempre più precaria.

Nella foto: Enrico Rossi in piazza San Michele a Lucca alla manifestazione per la liberazione di Gabriele Del Grande

Gabriele era in Turchia per raccogliere materiale per il suo nuovo libro sulla guerra in Siria e la nascita dell’ISIS, “Un partigiano mi disse“, che vuole unire geopolitica e racconti delle persone. Era lì per intervistare dei profughi siriani. Era lì per fare il suo lavoro, un lavoro connotato da un temperamento militante, di amore civile e politico per le “vite di scarto“, per dirla con le parole di Papa Francesco.

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Proprio per queste vite di scarto Gabriele ha fondato l’osservatorio Fortress Europe, che tiene conto dei migranti morti nel Mediterraneo dal 1988 a oggi. A ogni evento è allegata una fonte affidabile. Mentre “fanno tutti a gara a contare quanti ne sbarcano, pronti a gridare all’invasore“, Fortress Europe prova a rispondere alla domanda “quanti sono quelli che non sono arrivati?“, a rimuovere questi corpi, “seppelliti in fondo al cimitero Mediterraneo“, dall’”oblio delle coscienze“.

Inoltre, Gabriele è uno dei tre registi del film documentario “Io sto con la sposa“, che racconta la storia di cinque profughi palestinesi e siriani, sbarcati a Lampedusa, che per arrivare in Svezia mettono in scena un finto matrimonio coinvolgendo un’amica palestinese e una decina di amici che si fingeranno invitati.

Gabriele è un militante globale per i diritti degli ultimi, mosso dalla volontà di vedere le cose in prima persona. Ed è per chiedere l’immediata liberazione di questo coraggioso cittadino toscano che oggi pomeriggio sono stato in piazza S. Michele a Lucca, alla manifestazione indetta dal sindaco Tambellini. A seguire il video del mio intervento.

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