DI ANNA LISA MINUTILLO

Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso della Regione Puglia per ottenere l’annullamento delle note del ministero dell’Ambiente che autorizzava il Tap all’espianto degli ulivi presenti nell’area del cantiere per il gasdotto. Nelle motivazioni si può leggere: Il Tap, è un’opera “dichiarata infrastruttura strategica, di preminente interesse per lo Stato”.
A ricoprire il ruolo centrale della controversia ci sono appunto 211 piante di ulivo. La sentenza come spiegato dal Ministero, in vista della camera di consiglio al Tar, ha depositato memorie in cui rende noto che la cosiddetta “fase zero, riguarda la sola realizzazione ( previa rimozione degli ulivi ) della strada di accesso all’area di cantiere è pressoché conclusa con residuo previsto spostamento di un numero limitatissimo di alberi già espiantati”.
Inoltre i giudici hanno rilevato che “due articolazioni della stessa Regione Puglia (il Dipartimento Agricoltura – sezione osservatorio fitosanitario ed il Dipartimento Agricoltura – servizio provinciale agricoltura di Lecce)” tramite provvedimenti specifici “hanno concesso alla società Tap l’autorizzazione all’espianto” degli ulivi. Autorizzazione che “le ulteriori osservazioni” del Dipartimento di Ecologia della Regione “non hanno posto nel nulla”.
Lo scorso 6 aprile il presidente del Tar del Lazio attraverso un decreto urgente aveva accolto l’istanza presentata dalla Regione Puglia e aveva sospeso gli atti ministeriali con cui veniva dichiarata pienamente ottemperata la prescrizione A.44 della Via, la Valutazione di impatto ambientale legata ai lavori per il gasdotto nell’area di Melendugno, in Salento.
Nel cantiere di Melendugno restano 12 ulivi già zollati, ovvero staccati con tutte le radici dall’area in cui sono cresciuti, che si trovano in una situazione precaria e necessitano di una messa in sicurezza, sia per evitare il rischio di caduta in caso di vento sia per poterne garantirne la migliore conservazione in salute.
Altri 31 alberi sono già espiantati e sistemati in vasi rimasti nel cantiere, mentre 12, sempre sistemati in vasi, si trovano al momento in un deposito a Melendugno. Dal 17 marzo al 6 aprile data in cui il Tar Lazio ha sospeso i lavori con decreto d’urgenza, erano stati spostati al sito di stoccaggio 157 ulivi.
Intanto si continua a non dire nulla sulla speculazione edilizia o sulla cementificazione e la sua priorità, poco rispetto per l’ambiente ma tanta inutile cagnara.
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