DI GIULIO CAVALLI

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È radiosa Giusi Nicolini, non solo per la notizia del Premio per la pace Félix Houphouët-Boigny conferitole dall’Unesco (che fu di Nelson Mandela, Yitzhak Rabin, Shimon Peres e Yasser Arafat solo per citare alcuni degli insigniti) ma anche perché lei da sempre si sforza di gestire la città di cui è sindaca (Lampedusa) con la serenità di chi crede di agire nel giusto, provando tutti i giorni a salvare tutti i salvabili che lì arrivano dopo avere attraversato il Mediterraneo. «Pelle d’oca, brividi. È un premio prestigiosissimo» mi dice con la felicità di chi si gusta la soddisfazione del “giusto” che finalmente “conta”. In tempi di cattivismi ottenere un riconoscimento mondiale “per salvare la vita dei rifugiati e dei migranti e per accoglierli con dignità” è un barlume di sole.
Giusy Nicolini vince il Premio per la pace: “Ho la pelle d’oca, i neonati ci danno speranza”
25837Caricato da FabioGiuffrida
«Allora ho ragione a pensare che quello che ha fatto quest’isola è davvero qualcosa di grande – dice -. Anche perché il Mediterraneo è la questione centrale sul terreno della pace, dei diritti umani e del futuro che vogliamo. E anche se questa isola è solo una piccola scheggia di fronte a un problema enorme questo premio dimostra ancora una volta che nel nostro piccolo, tutti noi, possiamo avere un ruolo importante. Continuiamo a chiedere alle grandi potenze di smettere di vendere armi e cercare la guerra ma intanto anche noi, ognuno nella propria comunità, impegniamoci nella costruzione della pace».
Del Grande, Manconi: vicenda più complicata del previsto
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E non dimentica, Giusi, anche le ONG impegnate nel soccorso in mare ai rifugiati che proprio in questi giorni si ritrovano sotto attacco da parte della destra europea (Salvini in testa, ovviamente) con accuse infamanti e infondate: «Sono contenta – ci dice – di condividere questo premio con SOS Méditerranée proprio in questo momento storico in cui sento accuse assolutamente illogiche contro le ONG da parte di chi dimostra di non conoscere assolutamente il problema. Oggi il Mediterraneo è ancora peggio di quello al tempo degli schiavisti: loro dovevano consegnare “la merce” viva perché venivano pagati alla consegna mentre oggi la morte dei rifugiati non interessa a nessuno poiché il trafficante viene pagato alla partenza. Basterebbe sapere questo».
E, alla fine, la dedica: «ai lampedusani, ai ragazzi che non ce l’hanno fatta ad arrivare qui e a Gabriele Del Grande. Gabriele è un amico di Lampedusa ed è stato un osservatore attento di questi temi quando ancora nessuno ne parlava. E ora si ritrova bloccato proprio in quella Turchia pagata per “fermare” in tutti i modi i bisognosi. E che evidentemente ritiene giusti “fermare” anche i giornalisti”.
Ed è sempre un piacere sapere che esistono sindaci così.
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