DI LUCA BILLI
La comunità ebraica di Roma ha deciso di non partecipare al corteo per il 25 Aprile, subito seguita dal pd della capitale; l’assenza è giustificata dal fatto che quella manifestazione è “un elemento di divisione”. Va bene: ce ne faremo una ragione.
E poi devo anche dirvi che io sono proprio stancato di dover considerare il 25 Aprile una festa ecumenica, a cui tutti possono partecipare. Il 25 Aprile non è una festa nazionale, è l’anniversario della Liberazione, è il giorno in cui ricordiamo la fine di una guerra civile, molto dura, e, come in ogni guerra, ci sono stati i vincitori, quelli che hanno titolo di festeggiare e quelli che hanno perso, che non hanno lo stesso diritto.
A forza di farci dimenticare questo fatto dato di evidenza storica, sono riusciti a far passare di tutto. Ci hanno spiegato, con sfrontata sicumera, che la distinzione tra fascismo e antifascismo è una cosa superata, che è una roba del passato, una cosa del Novecento. Andatelo a spiegare agli ungheresi che i fascisti non ci sono più, visto che loro li hanno al governo e costruiscono i muri di filo spinato. Andatelo a spiegare a quegli stranieri che in Grecia vengono picchiati dai militanti di Alba dorata. Io fino a quando vivrò continuerò a dire che sono antifascista, perché quella parola lì non dice solo cosa non sono, ma dice anche cosa sono, quali sono i miei valori, valori di cui vado orgoglioso.
Peraltro i fascisti sono tornati con tale prepotenza, proprio grazie al fatto che in tanti hanno cominciato a dire che fascismo e antifascismo sono idee superate: per questo non possiamo abbassare la guardia. Abbiamo ormai sentito così tante volte espressioni come “dobbiamo superare le categorie del Novecento” oppure ” la distinzione tra destra e sinistra non ha più senso” che ci hanno quasi convinto che la scelta degli italiani che aderirono alla Repubblica sociale sia stata altrettanto degna di quella degli italiani che scelsero la Resistenza. Non è vero, è una menzogna. Io voglio avere il diritto di essere antifascista e di dirlo con orgoglio; e di avere una giornata in cui celebrare le donne e gli uomini che hanno dato la libertà a questo paese. Io non voglio riconciliarmi con i fascisti, né vivi né morti.
E quindi è vero il 25 Aprile deve essere una festa divisiva: da una parte quelli che volevano stravolgere la Costituzione e dall’altra quelli che hanno votato NO, da una parte quelli che sostengono perinde ac cadaver uno stato in cui si esercita una forma durissima di apartheid e dall’altra chi si batte per la pace, soprattutto da una parte i fascisti e dall’altra gli antifascisti. Personalmente ho scelto da tempo da che parte stare.
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