DI GIACOMO MEINGATI
È questa la vita che vogliamo davvero?
Questa domanda è il titolo del prossimo lavoro di Roger Waters, “is this the life we really want?” In uscita il prossimo 2 giugno per la Columbia Records, a 25 anni dal suo ultimo disco da solista, il fortunato “Amused to Death” del 1992.
Non c’è bisogno di dire niente su Waters, né di ribadire che stiamo parlando di uno dei più grandi musicisti del nostro tempo, semmai è interessante cogliere un aspetto della sua creatività con cui, come ha più volte ribadito lui stesso, si è protetto dal mondo e da una vita personale complessa e piena di contraddizioni, l’aspetto è questo:
Waters ha sempre saputo riconoscere le sue fragilità esistenziali, ed è stato geniale nel trasformarle in arte, e nel leggere a partire dalla sua vita concreta di uomo quella del suo tempo, a cui pochi sono riusciti a parlare con la lucidità e la profondità dimostrate da lui.
E così ha reso la morte di suo padre Eric Fletcher Waters nella seconda guerra mondiale, una roboante e mastodontica denuncia contro ogni guerra, e così ha reso le insicurezze e i turbamenti derivati dall’assenza della figura paterna un incredibile racconto di introspezione e di trasformazione interiore, e così ha reso la sofferenza per la rottura del legame umano e musicale con il suo amico Syd Barrett una fonte incredibile di ispirazione.
Questo è il filo conduttore del suo decisivo contributo ai grandi capolavori dei Pink Floyd, e della sua carriera da solista, come dimostra bene “The Wall” del 1979, album in cui Waters ha avviato il processo creativo guardando dentro di sé, in un momento personalmente non facile, e lo ha concluso concretizzando forse il disco rock che più di ogni altro è riuscito a sbattere al muro la nostra civiltà.
Per questa ragione di fondo l’attesa è grande per questo nuovo disco, che conterrà dodici tracce inedite scritte e suonate dallo stesso Waters, assieme ad altri musicisti di altissimo livello, e che già dal titolo suona come una presa di posizione innanzi al modo di vivere occidentale contemporaneo, mediante l’espressione di una voce chiara e profonda in quest’epoca confusa e smarrita.
Dopo vent’anni nei Pink Floyd, dal 1965 al 1985, in cui assieme a David Gilmour, Nick Mason e Richard Wright ha realizzato alcuni tra i migliori lavori del ventesimo secolo come “The Dark side of the Moon” nel 1973, “Wish you were here” nel 1975, e appunto “The Wall” del 79, Waters ha avviato la sua carriera da solista che lo ha visto da un lato continuare a proporre in tour i capolavori dei Pink Floyd, con innovazioni via via sempre più spettacolari grazie alle nuove tecnologie, e dall’altro produrre lavori in studio come “The Pros And Cons of Hitch Hiking” nel 1984, “radio K.A.O.S.” nel 1987, “Amused to Death” del 1992, e per l’appunto, il veniente “is this the life we really want?” in uscita il prossimo 2 Giugno.
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