DI- STEFANO ALGERINI
E’ una di quelle funzioni che sai che c’è ma non usi mai. Come nel cellulare il contapassi o il conto alla rovescia. E’ il mosaico: quella cosa che ti divide la schermo in tanti quadratini che vibrano di vita propria. Sì, lo so, lo avevi provato un paio di volte con la Serie B ma, a meno di avere uno schermo grande un ettaro, le otto o nove partite si riducevano ad un francobollo. E poi con tutto il rispetto spettacolo ed interpreti non è che muovessero emozioni tali da restare in quella modalità per più di un paio di minuti.
E invece stasera ci sono i quarti di finale di Europa League e ad un certo punto ti viene la voglia di provare perché la partite sono solo quattro, quindi i rettangoli sono di dimensioni non da microscopio, e poi le squadre senza essere le “top-model” della Champions sono comunque delle belle sgnacchere. Un tocco ad un piccolo tasto colorato ed eccoti in un’altra dimensione, quattro partite dove ottantotto assatanati ti costringono ad una specie di fase Rem da sveglio: gli occhi si muovono impazziti da uno schermo all’altro e ci metti un po’ a capire cosa devi fare per orientarti. Roba non facilissima a dire la verità, ma piano piano ti abitui, e ti abitui anche a quello schermo inutile che continua a passare i gol di tutte le squadre e che serve solo ad incasinarti ulteriormente le idee. Unico merito di questo inutile orpello la capa-ultras turca dai capelli rossi e gli occhi azzurri che vedi gioire per circa trecento volte.
Però ti senti vagamente soprannaturale, ti passano davanti gol, pali, traverse ed intanto ripensi a quando eri piccolo ed una cosa del genere era un sogno irrealizzabile come le macchine volanti o la video telefonata (…) mentre il massimo della vita era “90° minuto” e la sua serie di inviati simili a maschere del carnevale (Balanzone, Arlecchino, Stenterello), che quando li guardi adesso nelle repliche di Raisport ti fanno tenerezza, ma allora gli avresti volentieri passati per le armi.
Nel frattempo però sui campi si fa sul serio, e dalle telecronache ti arrivano nomi di vecchi “conoscenti”: Quaresma, Nastasic, Romero, Caligiuri (Caligiuri!), Ibra… E delle quattro partite ben tre vanno ai supplementari: solo il Celta Vigo, la spagnola figlia di un Dio minore, riesce a farcela nei tempi regolamentari pur tra orrende sofferenze e svirgolate epiche dei difensori. Poi lo Shalke va sul 3-0 e sembra fatta, ma i ragazzini dell’Aiax se ne impippano: nel secondo supplementare ne fanno due e buttano fuori i crucchi. Il Manchester invece vede il ginocchio del suddetto Ibra girarsi in maniera molto preoccupante, ma riesce a segnare e tenere fino in fondo contro l’Anderlecht, che avendo la maglia viola non poteva proprio farcela…
Finisce in maniera epica invece Besiktas-Lione: dopo una partita meravigliosa dove ci sono state circa mille azioni da gol ed i portieri sembravano Batman e Robin si finisce ai rigori, e al sedicesimo tiro passa il Lione gettando nella disperazione uno stadio fantastico, dove si è tifato come voi umani non potreste immaginare, ma dove, un secondo dopo la fine, c’è stato l’applauso più commovente degli ultimi anni mentre i lionesi festeggiavano ammucchiati. Passano anche le lacrime negli occhi della tifosa dai capelli rossi ed è il momento di chiudere la finestra magica. E’ stato fantastico. E proprio per questo non ricapiterà più. Buonanotte “europa minore”.
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