DI IMMACOLATA LEONE
Ieri, alla Casa Bianca, è avvenuto l’incontro ufficiale tra il premier Paolo Gentiloni e il presidente americano Donald Trump.
Atmosfera cordiale scandita da molte strette di mano, il presidente Trump è apparso a suo agio con Gentiloni, non come qualche settimana fa nell’incontro con Angela Merkel dove il disagio e l’imbarazzo erano palpabili e l’antipatia di Trump nei confronti della cancelliera, per nulla celata.
La ricordiamo tutti la scortesia di Trump nel non aver stretto la mano alla cancelliera.
Il corposo dossier di Gentiloni comprende “la sicurezza nel Mediterraneo come caposaldo della stabilità globale”, gli immigrati, il G7 di Taormina di fine maggio, il rischio protezionismo e il nostro ruolo nelle missioni peacekeeping nel mondo, il dramma della Siria, e la Libia.
Alla conferenza stampa, successiva al loro incontro, entrambi
hanno espresso il loro cordoglio per le vittime dell’attentato agli Champs Élysées di Parigi, avvenuto pochi minuti prima.
Trump ha confermato la sua visita il 26 e 27 maggio in Sicilia, per l’incontro del G7 a Taormina, ha apprezzato la contiguità dell’Italia nella lotta al terrorismo dell’ISIS, e gli innumerevoli problemi legati “all’immigrazione in larga scala e il traffico internazionale”.
Sulla Libia il presidente Trump è stato irremovibile, tant’è che ha precisato di non aver nessun interesse ad intromettersi per stabilizzare il paese.
Un pò come dice Dante: lasciate ogni speranza voi che entrate.
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