DI ALBERTO TAROZZI

 

Sangue a Caracas. Nella notte 12 morti, otto dei quali pare siano dovuti all’assalto ad un negozio dotato di protezione elettrica che avrebbe fulminato otto saccheggiatori.
Ma è la miseria a farla da protagonista in un paese il cui benessere si era fondato sulle risorse petrolifere.
Il tracollo, ben visto da quegli Stati Uniti che non potevano sopportare una nuova Cuba nel cortile di casa, ha tratto origine proprio dal crollo dei prezzi petroliferi.
Effetti collaterali e perversi, ma effetti micidiali. I paesi arabi che tengono aperti i rubinetti per abbassare il prezzo dell’oro nero e colpire l’Iran. Il crollo dei prezzi che colpisce a destra e a manca: Russia e Stati Uniti, ma anche in Messico e soprattutto il Venezuela che lega al preszzo del petrolio le sue fortune e le sue disgrazie.
In tempo di declino muore il leader Hugo Chavez e si porta nella tomba il suo carisma.
Gli succede alla Presidenza Maduro, ma i tempi sono sempre più difficili e forse la qualità politica del leader non vale quella del predecessore.
Miseria, miseria nera, carestia, tumulti, clima da assalto ai forni.
Mediazioni di Vaticano e Spagna, finora soltanto sulla carta.
I giudici che vorrebbero aiutare Maduro vincolando un Parlamento che gli è sfavorevole ottengono un effetto boomerang e debbono are marcia indietro.
Non basta, il negoziato con le opposizioni filo americane, ma anche inferocite per la miseria, comporterebbe nuove elezioni in tempi brevi, rilascio dei prigionieri, corridoi umanitari.
Maduro ci prova con privatizzazioni e minacce di occupazioni delle fabbriche e la General Motor per ritorsione attua licenziamenti in massa.
Inflazione alle stelle. Anche la birra scarseggia e gli imprenditori denunciano che la situazione economica impedisce di acquistare l’orzo, materia prima all’estero a prezzi decenti
La maggior parte delle agenzie di stampa disponibili si schierano apertamente contro Maduro, dando la sensazione di aderire a opzioni politiche nate oltre confine. Circola l’immagine di una donna con la bandiera davanti a un blindato, che fa tanto Tien An Men.
I cortei si scontrano e a Caracas scorre il sangue.
Guerra civile: non siamo più solamente al prologo e i tempi di una mediazione sono stretti, visto che da molti parti non c’è nessuna intenzione di versare acqua sul fuoco.
Per il momento è il popolo venezuelano che ha iniziato a versare il suo sangue.
Annunci