DI LUCA SOLDI

 

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Con la cancellazione di un semplice “comma” il Consiglio dei Ministri ieri, ha voluto limitare il potere di controllo ed intervento dell’Autorità Anticorruzione::
“Qualora l’Anac, nell’esercizio delle nuove funzioni, ritenga sussistente un vizio di legittimità in uno degli atti della procedura di gare invita mediante atto di raccomandazione la stazione appaltante ad agire in autotutela e rimuovere altresì gli eventuali effetti degli atti illegittimi, entro un termine non superiore a 60 giorni. Il mancato adeguamento della stazione appaltante alla raccomandazione vincolante dell’Autorità entro il termine fissato è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria entro il limite minimo di euro 250 e il limite massimo di 25.000 posta a carico del dirigente responsabile”.
Un passaggio quello del Cdm di una gravità eccezionale. Ed anche Cantone n’è rimasto sorpreso.
Decisamente turbato, per questa “frettolosa” e silenziosa cancellazione, avvenuta allo scorso consiglio dei ministri, quando sul tavolo era arrivato il nuovo codice degli appalti.
Qualche mano “nemica”, fra un certo disinteresse, con un tratto di penna, ha così ridimensionato i poteri di intervento dell’Anticorruzione.
Poteri che consentivano di intervenire con urgenza in casi di macroscopica irregolarità, senza dover aspettare un giudice. All’Anac, appresa la notizia è trapelata una profonda irritazione, rabbia, per quello che sembra un operazione di dubbia legittimità.
Che toglie armi alla lotta contro la corruzione.
Un segnale di forte impatto politico, decisamente contrario al bene comune che scavalca anche le prerogative dello stesso Parlamento.
In decisa controtendenza a quanto era emerso lo scorso anno quando, dopo gli scandali di Expo e Mafia Capitale, era stato approvato il nuovo codice degli appalti, in una legge delega, che dava un importante ruolo all’Anac di Raffaele Cantone. Ed il passaggio del nuovo codice che attribuisce più poteri di monitoraggio ed intervento è il comma 2 dell’articolo 211.
La reazione di Anac, dei media sembra che porti ad una riconsiderazione della decisione ma resta il fatto che ancora una volta passano operazioni contrarie a quelle che sarebbero necessarie al Paese.
La distrazione del potere pare non aver coinvolto quella di Anac e di tutte le persone che chiedono strumenti di maggiore trasparenza ed etica

 

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