DI MICHELE ANSELMI

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Fa benissimo la Comunità ebraica romana a non partecipare al corteo per il 25 Aprile organizzato dall’Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani). Ogni volta che ha sfilato la Brigata ebraica, nel ricordo di quei giorni terribili, sono partiti fischi, epiteti, “buuu!” in un clima di tensione e minacce alimentato dai militanti dei centri sociali. L’Anpi continua a paragonare la Comunità ebraica romana a una sorta di comunità straniera, al pari di quella palestinese, sempre invitata alle celebrazioni per la Liberazione. Non si capisce bene a che titolo. Eppure dovrebbe essere a tutti noto che Amin al-Husseini, fondamentalista nazi-islamico e Gran Muftì di Gerusalemme tra le due guerre, si schierò senza ambiguità alcuna dalla parte dei nazisti, con una convinta partecipazione all’Olocausto. Braccato dagl’inglesi, ospite di Mussolini a Roma, poi di Hitler a Berlino, al-Husseini premette sui nazisti incitandoli a uccidere senza pietà tutti i «giudei» e «sionisti» d’Europa allo scopo di precludere loro ogni via di fuga e tenerli lontani dalla Palestina.
La Storia non fa sconti, e comunque ogni tanto bisogna dire dei no, come ha fatto Ruth Duraghello, presidente della Comunità ebraica romana. A Milano non sarà così, ma già, purtroppo, si preannunciano tensioni e cordoni di protezione.

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