DI MARISA CORAZZOL

(nostra corrispondente da Parigi)

Lo stato islamico – « ISIS », già ieri sera, ha rivendicato l’attentato che ha causato la morte di un agente della polizia ed il ferimento di altri due ed in cui è stato ucciso anche l’attentatore e l ha fatto attraverso il suo principale organo di propaganda, l’”Amaq”. Il gruppo jihadista ha reagito appena due ore e mezzo dopo l’attentato perpetrato ai danni di un autocarro delle forze dell’ordine.

E’ la seconda volta che l’ « ISIS » rivendichi così tempestivamente un attentato terroristico commesso in un Paese europeo, così come fece, d’altronde, subito dopo l’attacco all’aeroporto di Bruxelles il 22 marzo 2016 i cui protagonisti provenivano dalla rete di Molenbeek.

Con la sua repentina rivendicazione e con l’identificazione dell’autore con il suo « nome di guerrigliero », l’ « ISIS » suggerisce che l’attacco era stato premeditato ed organizzato e che conosceva perfettamente il suo « soldato del califfato ». L’autore dell’attentato terroristico aveva quindi dei legami con il gruppo jihadista e poco importa se fosse solo in azione o sostenuto da altri oppure etero diretto a distanza. La sola certezza che scaturisce dalle indagini è che Karim Cheurfi ha tentato di mettersi in contatto con un combattente nella zona iraco-siriana sin dall’inizio di quest’anno. E da qui la domanda: “perché qualificare “belga” quell’uomo che viveva a Livry-Gargan, una cittadina del dipartimento di Seine-Saint-Denis ? »
Un membro – francese – del commando implicato negli attentati di Parigi del mese di novembre 2015 era stato designato come « belga » in una rivendicazione della stessa organizzazione terroristica. Si trattava di Brahim Abdeslam, che si è fatto esplodere al “Comptoir Voltaire” dopo aver partecipato all’attacco delle terrazze di quel bar-ristorante e che in un fotomontaggio di Dadiq (organo di propaganda dell’ “ISIS” diffuso nel mese di gennaio 2016, veniva chiamato Abul-Qaqa’Al-Baljiki. (il belga). Ma Brahim Abdeslam, come suo fratello Salah, detenuto in Francia da allora, erano effettivamente cresciuti in Belgio.
La « nisba » – nome di guerra – utilizzato dal gruppo jihadista non indica pertanto e per forza la reale nazionalità dei suoi affiliati.

Al momento, nulla permette di affermare o di smentire che Karim Cheurfi y sia effettivamente rimasto in Francia dal giorno della sua scarcerazione avvenuta nel mese di gennaio 2015, dopo aver scontato una pena di 15 anni di reclusione per aver sparato a due agenti di polizia nel 2001.

Il nome di « Abou Youssouf Al-Belgiki » menzionato nel comunicato d’ « Amaq » tende probabilmente ancora a confondere le piste, visto che non si spiega come l’ « ISIS » si sia potuto sbagliare nell’identificazione del suo affiliato terrorista. A meno che, come suppongono gli inquirenti, non ci sia un secondo uomo, ma l’ipotesi « belga » resta, al momento, incerta . La polizia giudiziaria di Anversa ieri sera stessa segnalava un uomo sospettato di voler recarsi in Francia in treno “Thalys”, ma le autorità investigative stamani hanno comunicato che non è stato confermato alcun legame con la sparatoria di Parigi.

I Servizi belga sono concentrati sulla rivendicazione che potrebbe coinvolgere un « combattente » belga o di origine belga.

Ma di che cosa si tratta, di rivendicazioni di mera opportunità?
Le rivendicazioni dell’ « ISIS » in un primo momento diffuse da « Amaq », in generale sono seguite da un comunicato formale, poi da un video, da un messaggio audio o da un « testamento » del terrorista stesso in cui presta giuramento al capo dell’ organizzazione, Abou Bakr Al-Baghdadi.

Nel caso di ieri sera, tuttavia, queste « prove » non sono state diffuse sui canali di propaganda abituali ed è proprio questo che interloquisce sulla natura potenzialmente opportunista di alcune rivendicazioni.

Il 14 luglio 2016, per esempio, Mohamed Lahouaiej Bouhlel si lanciava sulla folla presente sulla « Baie des Anges » a Nizza e veniva immediatamente dopo ucciso dalle forze dell’ordine. Lo “stato islamico” rivendicò l’attacco terroristico e qualificò Bouhlel del titolo di « soldato », suggerendo così un legame fra il gruppo e l’attentatore. Legame, tuttavia, mai dimostrato da allora.

A Londra, l’autore dell’attentato di Westminster del 22 marzo 2017 aveva « chiaramente un interesse per la jihad », ha tenuto a precisare la polizia britannica e l’ ISIS, anche in quel caso, ha rivendicato l’attentato l’indomani. Ma anche quella volta, nulla ha potuto provare che ci fosse un legame diretto fra Adrian Russell Ajao – l’attentatore – e l’organizzazione jihadista.
L’attentato « risponde alla retorica dei capi dell’ISIS » in termini di metodologia per attaccare i civili e le forze dell’ordine, ma al momento non dispongo di alcuna prova che possa confermare che ne abbia parlato con altri », dichiarava a fine marzo scorso, il coordinatore nazionale dei Servizi dell’antiterrorismo, Neil Basu.

Ora, mentre le notizie contraddittorie, le indiscrezioni e le smentite si susseguono, resta forte l’ipotesi che l’attentatore abbia potuto beneficiare della complicità di un jihadista arrivato dal Belgio ed effettivamente le autorità francesi, su indicazione dei servizi del Belgio, questa mattina hanno diramato un mandato di ricerca nei confronti di un tale Youssouf el Osri. Il sospettato si è però presentato spontaneamente al commissariato di polizia di Anversa per dimostrare la sua estraneità. “Attualmente non c’è nessun legame tra l’attacco di Parigi e il nostro paese”, ha scritto su Twitter il ministro dell’Interno belga, Jan Jambon. “Non abbiamo alcuna informazione su un legame con il Belgio”, ha confermato il ministro della Giustizia, Koen Geens. “Questa situazione è stata attentamente valutata. Ieri sera si è evocata anche l’idea, ma l’uomo si è consegnato e non sembra più essere il caso”, ha spiegato Geens. Stando ad alcune indiscrezioni nella sua abitazione la polizia belga avrebbe rinvenuto però armi, passamontagna e un biglietto ferroviario per Parigi con partenza giovedì mattina.

Intanto, da stamattina alle 8,00, mentre gli Champs-Élysées tornavano ad essere regolarmente riaperti al traffico, è stata convocata una riunione d’emergenza del Consiglio di difesa francese. Con il presidente François Hollande, vi hanno preso parte il primo ministro Bernard Cazeneuve, i ministri dell’Interno, della Giustizia, della Difesa e degli Esteri, oltre che i capi dei servizi di sicurezza, dell’intelligence e delle forze armate. Erano in tutto una quindicina di persone.

Si è appreso infine che la passante ferita durante l’attentato di ieri sera è una donna di nazionalità tedesca residente in Francia. E’ stata colpita al piede e dovrà essere operata.

Tutto questo avviene nel momento “clou” della democrazia d’Oltr’Alpe, mentre ci si prepara ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica già da domenica 23 aprile nel primo turno, con il secondo turno delle elezioni che si terranno il 7maggio. Tutti gli 11 candidati all’Eliseo hanno espresso il loro cordoglio alla famiglia del poliziotto deceduto sul colpo e, mentre François Fillon e Marine Le Pen hanno sospeso la loro campagna del primo turno che si sarebbe dovuta concludere stasera, gli altri – in segno di resistenza contro la barbarie che vorrebbe intralciare la serenità del voto libero e democratico – hanno deciso invece di andare avanti, affinché, come ha affermato uno di loro – Jean-Luc Mélenchon – “nessuno osi prendere in ostaggio lo Stato democratico seminando il terrore e con l’intenzione di svuotare i seggi dai cittadini elettori”. Non pasaran”, ha poi aggiunto.

Né gli attentati serviranno a dare maggioranza di voti al partito di estrema destra la cui candidata ha costruito tutto il suo “castello di carta” contro l’immigrazione e contro lo Spazio di Schenghen che – a suo dire – dovrebbe essere chiuso, come dovrebbero essere ermeticamente chiuse tutte le frontiere francesi per meglio proteggersi dall’ “invasione islamista”.

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