DI ALESSANDRO GILIOLI
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Secondo Marine Le Pen, la contrapposizione tra destra e sinistra oggi è stata superata da quella tra “patrioti” e “mondialisti”: ovviamente la patriota è lei e mondialisti sono gli altri candidati.
Secondo Emmanuel Macron e i suoi supporter, la contrapposizione di oggi è invece quella tra liberali e antiliberali: ovviamente il liberale è lui e antiliberali sono gli altri candidati.
Queste elezioni francesi sono interessantissime non solo per l’alto grado di incertezza (quattro candidati che potrebbero andare al ballottaggio) ma anche per i tentativi di ridefinizione della geometria politica, oggi. Tentativi che saranno anche strumentali alle campagne di ogni aspirante presidente, ma rendono comunque l’idea del casino post XX secolo in cui ci troviamo.
A proposito, il primo dato è proprio questo: i due partiti che per tutta la V Repubblica si erano alternati alla presidenza, ora rischiano di trovarsi entrambi fuori dal ballottaggio. Anzi, uno di sicuro, i socialisti. Ma anche i gollisti (républicains) rischiano.
A me sembra, già in sé, un dato colossale, che indica una cesura storica: è finita l’alternanza tradizionale tra centrodestra e centrosinistra. «Il sistema politico che ha retto il paese dal 1958 ad oggi è completamente saltato», come ha scritto Francesco Maselli sul sito che sta dedicando da mesi a queste presidenziali e che consiglio a chi è interessato a questa corsa.
Altrettanto impressionante è il fatto che dei quattro partiti che aspirano con buone speranze all’Eliseo, due sono nati nel 2016, l’anno scorso (“En marche!” di Macron e “La France insoumise” di Mélenchon): tutto si scompone e si ricompone molto in fretta.
Così come si scompongono e si ricompongono in forme diverse le compagini che ci stanno dietro: basti pensare che hanno fatto endorsement per lo stesso candidato (Macron) due personaggi che in Francia erano considerati politicamente agli antipodi fino a pochi mesi fa, cioè il nobile di destra Villepin (già vicinissimo a Chirac) e l’ex rivoluzionario poi ecologista di sinistra Cohn-Bendit.
Oppure basti pensare che accanto al “radicale di sinistra” Mélenchon c’è uno schieramento che va dagli economisti keynesiani ai libertari della Rete; e, tra i tanti paradossi, questo candidato è considerato dai suoi avversari ideologicamente “vecchio” tuttavia è quello che (con Le Pen) ha più successo tra i giovani.
L’altro giorno ho chiacchierato un po’ con un amico parigino di sinistra che, dopo aver buttato a mare Hamon («né carne né pesce»), non se la sente di votare per l’estremista-populista Mélenchon (che la borghesia urbana vede come una specie di Chávez) ed è quindi tentato dal dinamismo di Macron. Nelle sue argomentazioni, sentivo fortissimi gli echi del renzismo nostrano, quello di tre anni fa intendo: bisogna voltare pagina, ha un programma che unisce competizione e solidarietà, è giovane e deciso, è diverso dagli apparati dei due partiti classici, eccetera eccetera.
Ho pensato che, per una volta, la Francia arriva dopo l’Italia – da noi la narrazione nuovista è scoppiata come una bolla in tempi abbastanza rapidi. Ma forse anche questa è una semplificazione e magari Macron è meno cazzaro dell’ex premier nostrano, pur rappresentando interessi sociali e visioni culturali simili.
Già, e a proposito di semplificazioni, a proposito di assi che incatenano la politica al dualismo. Probabilmente sono veri tutti e tre, e magari anche altro. È vero cioè  il dualismo classico destra-sinistra, perché Fillon ha un programma limpidamente di destra e Mélenchon limpidamente di sinistra; è vero anche il dualismo che propone Le Pen, il “patrioti versus mondialisti”, perché il suo programma è decisamente nazionalista così come quello di Macron è invece molto globalista. Ed è vera anche la diade proposta dallo stesso Macron, il “liberali versus antiliberali”, perché lui è candidato marcatamente liberale (in tutti i sensi) mentre Le Pen sta all’opposto (e anche Mélenchon sembra figlio più di Laclau che di John Locke).
Bel casino, insomma, la contemporaneità: i valori si intrecciano, le ascisse e le ordinate si aggrovigliano, le coppie ordinate di valori si trasformano in una tela di Pollock.
Che tu possa vivere in tempi interessanti!” pare che sia un’antica maledizione cinese. Io l’ho trovata come incipit dell’ultimo libro di Varoufakis. Mi pare molto adatta ai nostri tempi, a queste elezioni che ci sono cugine e – chissà – probabilmente anche a quelle che vivremo noi italiani, entro un anno o prima.
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