DI NICOLA BORZI

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A parte qualsiasi interpretazione delle cause e delle motivazioni dell’intervento degli Usa in Siria, credo che le vicende della guerra civile in quel martoriato Paese possano essere lette anche sotto un altro aspetto: quello dell’industria militare. Per quanto possa sembrare disumano e aberrante, qualsiasi teatro di guerra è – dal punto di vista militar-industriale, al quale poco o punto importa del costo umano – uno scenario perfetto per “testare” i propri “prodotti”. In Siria, per quello che ho potuto vedere sui media e su YouTube, sono stati sperimentati nuovi strumenti in vecchi teatri di battaglia, come la guerra urbana. Ad esempio, è stato sperimentato l’uso dei droni per gestire lo spazio aereo e per ricavare informazioni sul teatro a terra, in funzione tattica. Sono state poi utilizzate armi in dotazione alle forze sia occidentali che russe: penso ai BGM 71 TOW, i missili anticarro di fabbricazione Usa in mano ai rivoltosi, come pure agli attacchi condotti contro gli stessi rivoltosi con missili da crociera sia da mezzi a terra che dalle navi russe. Lo stesso vale per i militari: gli alti comandi russi hanno provato sul campo strategie e tattiche, mentre i servizi militari delle nazioni coinvolte hanno saggiato l’efficacia delle proprie reti e di quelle altrui. Da Facebook

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