DI VIRGINIA MURRU

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 Alla Corte d’Appello di Cagliari è bastata mezz’ora di Camera di Consiglio, per annullare la sentenza di primo grado, che aveva chiesto la condanna a tre anni di reclusione per l’europarlamentare (nonché fondatore di Tiscali) Renato Soru.
Il sostituto procuratore generale, Giancarlo Moi, aveva chiesto l’annullamento in toto della sentenza e la conseguente assoluzione, la Corte ha accolto la richiesta.
L’ex presidente della Regione Sardegna, ammette che l’evasione fiscale c’è stata, e ha versato per questo all’erario 7 milioni di euro, tra sanzioni e interessi, ma non vi era intenzione di frodare il fisco, questo dettaglio, non di poco conto, è stato accertato. Si è trattato di errori contabili, non di mala fede.
Nel lasciare il Palazzo di Giustizia di Cagliari, Renato Soru, non riversa fiumi di parole sulla sentenza e sugli anni da incubo che ha trascorso in attesa dell’assoluzione, parco qual è di parole. Dichiara soltanto:
“La sentenza è il semplice risultato di una ricostruzione oggettiva dei fatti, al di là di ogni pregiudizio. Domani è un altro giorno..”
E poiché ha sempre dimostrato la tendenza all’ironia, dice di abitare vicino alla chiesa di S. Lorenzo, un Santo finito nella graticola..
Renato Soru, fondando Tiscali nel 1997, contribuì a portare mezza Europa su internet, il titolo della società arrivò a quotazioni altissime, fino a superare il titolo Fiat alla fine degli anni ’90. Un fenomeno, questo ragazzo-imprenditore, schivo e lungimirante, fu anche inserito da Forbes nella lista degli uomini più influenti di quegli anni. La sua ambizione era quella di creare una piattaforma digitale che sfidasse, sul piano tecnologico, la Silicon Valley.
Si legge su un articolo di Agi (Agenzia giornalistica Italia):
“Purtroppo sono pochi i giornali che gli hanno dedicato lo spazio che meriterebbe.
Mentre ci sono otto, nove pagine su Emmanuel Macron, per dire (e anche noi in AGI avremmo dovuto fare di più probabilmente, per esempio inserendolo fra i titoli più importanti del giorno).
I miei pensieri oggi sono per lui, perché quando sei un malfattore in qualche modo sei preparato al fatto che un giorno sarai accusato, e quindi a doverti difendere. Quando invece sei una persona perbene, sei inerme. Soffri, aspetti e speri. Anche che un giorno la gente sappia che avevi ragione.”
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