DI GIORGIO DELL’ARTI

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Esiste un nuovo caso Boschi, sollevato dal libro in cui Ferruccio de Bortoli, già direttore del Corriere della Sera, racconta la sua vita di giornalista.
Di che si tratta? Il libro si intitola Poteri forti (o quasi). Memorie di oltre quarant’anni di giornalismo (La Nave di Teseo). Tra i molti episodi gustosi o curiosi o istruttivi raccontati da de Bortoli ce n’è uno che rischia di far cadere Maria Elena Boschi, la potentissima sottosegretaria di Palazzo Chigi e fedelissima di Renzi. Questo: «[Maria Elena Boschi], l’allora ministro delle Riforme, nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato di Unicredit. Maria Elena Boschi chiese quindi a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria. La domanda era inusuale da parte di un membro del governo all’amministratore delegato di una banca quotata. Ghizzoni, comunque, incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali, poi decise di lasciar perdere». Su queste rivelazioni, finimondo.
Perché? Mi ricordo che Banca Etruria è una delle quattro banchette dissestate dai prestiti fatti agli amici degli amici e che ha fatto perdere a quelli che ne hanno sottoscritto le obbligazioni qualcosa come 300 milioni. Ma che male c’è se il membro di un governo chiede all’amministratore delegato di una banca di valutare la possibilità di comprarsela? Nel suo ricordo di Banca Etruria manca un dettaglio non trascurabile: il vicepresidente di quell’istituto, ancora oggi sotto indagine per bancarotta fraudolenta, era Pierluigi Boschi, il padre della ministra. Un fratello della ministra lavorava nella medesima banca. Vale a dire: la bella e brava Maria Elena era coinvolta nel caso anche personalmente. Sul punto della richiesta a Ghizzoni, poi, lei ha torto. Se il fatto è vero, potrebbe intendersi come la famosa telefonata di Berlusconi alla questura di Milano per lasciar libera Ruby, la pretesa figlia di Mubarak. La potente Boschi avrebbe cioè provato a esercitare una concussione su Ghizzoni, mettendolo in tentazione col suo potere. Ghizzoni, tuttavia, è abbastanza potente a sua volta e ha fatto spallucce. Aggiungiamo il conflitto di interessi. Se la storia è vera.
È vera? La fonte della denuncia è autorevolissima, ma Boschi smentisce con la massima forza. Ecco qua: «La storia di Banca Etruria viene ciclicamente chiamata in ballo per alimentare polemiche. Vediamo di essere chiari: non ho mai chiesto all’ex ad di Unicredit, Ghizzoni, né ad altri, di acquistare Banca Etruria. Ho incontrato Ghizzoni come tante altre personalità del mondo economico e del lavoro, ma non ho mai avanzato una richiesta di questo genere. Sfido chiunque e ovunque a dimostrare il contrario. E siccome sono stupita per questa ennesima campagna di fango, stavolta ho affidato la pratica ai legali per tutelare il mio nome e il mio onore. Chi è in difficoltà per le falsità di Palermo o per i rifiuti di Roma non può pensare che basti attaccare su Arezzo per risolvere i propri problemi». Cioè, la Boschi attribuisce le informazioni di De Bortoli ai grillini e allude alle firme false prodotte dai grillini a Palermo per sostenere la loro lista nel 2012 (14 indagati) e il cumulo di rifiuti di cui è di nuovo sommersa Roma e che Grillo imputa a Mafia Capitale.
I grillini rispondono? Da par loro. Di Maio e Di Battista insieme, su Facebook: «Boschi è solo una bugiarda. Se non si dimetterà la costringeremo ancora una volta a venire in aula con una mozione di sfiducia». Grillo sul blog: «Boschi vada a casa o faremo di tutto per mandarcela noi. E valuteremo anche possibili azioni sul fronte giudiziario. La misura è colma, non ne possiamo più” si legge in un post dal titolo Lo scandalo Unicredit e la banca di papà Boschi #boschidiccilaverita’, firmato M5s. «Se corrispondesse al vero, il sottosegretario Maria Elena Boschi dovrebbe immediatamente dimettersi. Il M5s lo ha sempre detto: sul dossier banche e risparmio i conflitti di interessi in seno al governo Renzi hanno minato la sua capacità di intervenire in modo equo e corretto. Adesso la storia delle pressioni sull’ex amministratore delegato Unicredit Federico Ghizzoni, da parte dell’allora ministra per i Rapporti con il Parlamento, affinché Piazza Gae Aulenti salvasse Etruria, la banca di papà Pier Luigi, è la scossa che abbatte un castello di bugie cui non abbiamo mai creduto».
Potrebbe persino cadere il governo? Beh, per quanto se ne sa, la bella Maria Elena è un tipaccio. Renzi voleva tenerla fuori dal governo Gentiloni, e lei assordò mezzo mondo con i suoi strilli al telefono. L’altro giorno ha mandato su tutte le furie i suoi colleghi diramando una circolare in cui si intima di sottoporre a lei, prima del varo in consiglio dei ministri, qualunque provvedimento, con l’obbligo anche di redigere una scheda informativa. Non escludo, data l’antipatia che suscita il personaggio, che se si andasse alla mozione di sfiducia personale qualche suo collega di partito o di gabinetto le voterebbe contro.

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