DI DANIELA SANSONE
Le migliori rivoluzioni, partono dai bisogni essenziali: scuola e sanità, in primis. Perché quando lo stato deve distruggere un popolo, svendendosi alle logiche del mercato, inizia annullando progressivamente proprio ciò di cui ha principalmente bisogno. La possibilità di accedere ad una istruzione adeguata e di avere cure essenziali. Da ieri, Alexis Tsipras, ha avviato un tour per i ministeri del suo governo per avviare un piano di interventi politici in una logica prettamente dinamica e passare definitivamente ad attuare una serie di politiche che possano indirizzarsi esclusivamente ai cittadini. Alexis Tsipras ha detto che, conclusa questa fase della negoziazione, nessuno ha più l’alibi di nascondersi dietro l’accordo e che tutti d’ora innanzi dovranno lavorare concretamente per il popolo. E in quest’ottica si leggono, e si leggeranno nei prossimi giorni, i vari incontri che il primo ministro avrà coi suoi ministri. Ieri, il tour è partito dal ministero dell’Istruzione, articolazione governativa che sta a molto al cuore del premier che ha già visitato più volte e su cui le attenzioni del governo si sono concentrate più volte in passato. L’educazione, deve essere un pilastro dell’azione di qualunque governo progressista; è un bene pubblico, a cui tutti hanno diritto ad accedere. Proprio questo bene essenziale, ha spiegato Tsipras, è stato duramente attaccato dalla crisi, rendendolo un prodotto commerciale il cui accesso era destinato solo a chi poteva permetterselo. L’obiettivo del governo greco, come di qualunque governo di sinistra che dà rilevanza all’educazione, è quello di sganciarla da qualunque logica mercantilistica per offrire la possibilità di accedervi a tutti. Ciò contribuirà alla formazione di una nuova generazione di greci che con la loro istruzione e il loro sapere potranno contribuire al progresso del paese, sotto tutti i punti di vista. Ma, ha aggiunto Tsipras, “l’educazione è anche il miglior investimento per lo sviluppo e la prosperità del nostro Paese”. E per questo motivo, nessun bambino in età prescolare, dovrà essere escluso dal sistema scolastico. E non è solo uno slogan politico ma un atto di giustizia sociale. Un’altra misura, importante, è la riforma degli ultimi due anni di formazione superiore: era stata già annunciata ma il premier ieri ha fornito maggiori dettagli: verranno eliminati gli esami di ammissione all’università per lo più fonte di stress e di aggravio di costi per le famiglie. Inoltre, ha precisato che dal prossimo anno scolastico le classi dovranno contenere fino a 22 allievi a fronte degli attuali 33. Continuando l’elenco delle riforme, ve n’è una in particolare che sottolinea la vocazione umanitaria che la Grecia ha avuto in concomitanza con l’arrivo di molti profughi sulle coste del paese. Il Primo Ministro ha sottolineato lo sforzo solidale del paese e la grande etica morale ed umana dimostrata ed è partendo da questo connubio che ha annunciato che dal prossimo anno, ci saranno “ 600 classi di accoglienza per rifugiati nelle scuole primarie di tutto il paese.” L’obiettivo è quello di creare, in un contesto in cui la mercificazione del sapere e la nota dominante del pensiero unico sembrano essere i pilastri della formazione della gioventù e della classe dirigente del domani, un sistema scolastico efficiente, attento alla istruzione a partire da qualunque grado, cercando di assecondare le attitudini di tutti coloro che vorranno mettere a disposizione del paese il loro sapere e le loro capacità. Oggi è stata la volta della sanità: da Salonicco, Tsipras ha annunciato iniziative rivoluzionarie per un settore che è stato distrutto da interventi che hanno minato progressivamente la tenuta del sistema sanitario pubblico per agevolare quello privato. Una nuova sanità che sia in grado di asservire solo gli interessi pubblici, allontanando definitivamente lo spettro di clientele e corruttele. Dei centri più lontani, delle periferie ha detto Tsipras, tutti i governi si sono dimenticati. Trova inaccettabile che in queste zone non sia presente un centro medico adeguato a servire le prime cure. Per questo motivo, saranno create 239 unità sanitarie di base in tutto il paese e ciò comporterà anche l’assunzione di personale medico. Inoltre, un’altra sfida sarà quella di frenare la fuga dei cervelli all’estero. Un problema enorme che riguarda ogni settore della ricerca, perché gli stati non devolvono fondi pubblici e costringono i giovani a fare le valigie per poter lavorare nei centri all’estero. Chiede ai futuri medici, giovani laureandi, di non abbandonare il paese ma di mettere a servizio del paese le loro prestazioni.
Le condizioni di lavoro sono difficili, Syriza non governa una situazione paradisiaca. Ma la vera rivoluzione è quella di cercare di ribaltare lo status quo e dimostrare che è possibile cambiare le cose anche quando tutto sembra impossibile. Non è un processo facile. Una trasformazione, così radicale, di una società che per lunghi anni è stata svuotata di ogni bene essenziale, richiede tempo e pazienza. Richiede una forte dose di coraggio e di capacità di non arrendersi. E Syriza, continuando ancora a dare lezioni di politica, trae il meglio da ogni cosa.

 

 

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