DI GIULIO CAVALLI
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Tra le rivelazioni di De Bortoli nel suo ultimo libro ce n’è una che mi fa sobbalzare ben di più della ministra Boschi che cerca di salvare il padre ed è il racconto che ci fa dell’incontro tra Matteo Renzi (che era Presidente del Consiglio, in quell’occasione) e il giornalista Marco Galluzzo del Corriere della Sera. Se Renzi non fosse stato Renzi, se un Presidente del Consiglio avesse (o avesse millantato) sventolato i servizi segreti come minaccia in faccia a un giornalista sarebbe successo il finimondo. E invece niente.
«Al telefono, Galluzzo mi spiegò di essere stato avvicinato dalla scorta del premier che gli aveva intimato di lasciare subito l’ albergo. Questo il suo racconto: “Mi avvicinai al tavolo del ristorante dove cenava, nella terrazza dell’ albergo, con la moglie e i figli. Mi fu possibile solo salutarlo e per un attimo stringergli la mano, poi cominciò a gridare, lasciando di stucco i tavoli degli altri ospiti, gruppi francesi, tedeschi e russi. E anche Agnese, che mi rivolse uno sguardo di comprensione, quasi di vergogna. Gridava talmente forte, inveendo contro il Corriere che invadeva la sua privacy, che la scorta accorse come se lui fosse in pericolo. Venni anche strattonato. Dovetti alzare la voce per dire al caposcorta di non permettersi. Lui reagì minacciandomi. Mi disse che tutta la mia giornata era stata monitorata, dal momento in cui avevo prenotato una camera nello stesso albergo, e che di me sapevano tutto, anche con sgradevoli riferimenti, millantati o meno conta poco, alla mia vita privata”. Insomma, intollerabile. Se Berlusconi avesse fatto una cosa simile saremmo tutti insorti».
Ferruccio de Bortoli, “Poteri forti (o quasi)”
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