DI MICHELE ANSELMI

https://alganews.wordpress.com/

È una sorta di “docu-thriller”, così almeno lo definì l’autore quando passò tra gli applausi alle veneziane Giornate degli autori, nel settembre 2016.
Romanziere, cineasta, giornalista satirico e sceneggiatore, il napoletano Caria si è divertito a ricostruire il famoso e sciagurato viaggio di Hitler a Roma, nel maggio del 1938, organizzato da Mussolini per sigillare il patto italo-tedesco, da un punto di vista del tutto particolare: quello dell’archeologo e studioso d’arte Ranuccio Bianchi Bandinelli (1900-1975).
È lui l’uomo evocato nell’ironico titolo, e del resto, anche se la materia è seria, il documentario adotta uno stile frizzantino, perfino canzonatorio, utilizzando con cura ottimo materiale di repertorio messo a disposizione dall’Istituto Luce, che coproduce e distribuisce, dentro un montaggio che intreccia disegni, riprese odierne, tanta musica (forse troppa) curata da Pivio, più le voci di Stefano De Sando e Claudio Bigagli, e naturalmente ampi brani del libro “Hitler e Mussolini. 1938: il viaggio del Führer in Italia” scritto dallo stesso Bandinelli. Il quale, per chi non sapesse, fu studioso d’arte romana e greca, tra i padri dell’archeologia moderna, oltre che membro prima del Partito d’azione e poi del Pci.
Perché incuriosisce la sua versione dei fatti? Perché, neanche quarantenne ma già stimato, lo studioso fu ingaggiato dal regime per accompagnare il Führer e il Duce, a guisa di interprete e cicerone, durante quei fatidici giorni, già evocati al cinema da “Una giornata particolare” di Ettore Scola. Difficile negarsi, così, pur essendo in odore di antifascismo, il professore accettò di vestire in orbace, con tanto di camicia nera e stivaloni, per spiegare ai due odiati dittatori le bellezze artistiche italiane.
Sono pungenti, argute, ben scritte le annotazioni psicologiche di Bandinelli su Hitler e Mussolini; l’elemento thriller, se tale vogliamo chiamarlo, consiste nella torsione che Caria imprime al suo film, immaginando il professore alle prese con un ipotetico complotto per uccidere i due tiranni. Specie il capo nazista, che rimase solo con lui, per pochi ma decisivi minuti, all’interno del Pantheon romano. Non pensate a Tarantino e ai suoi “Bastardi senza gloria”, alla storia riscritta sul grande schermo. Nella realtà, Bandinelli, bloccato da una sorta di comprensibile inazione di fronte allo sguardo magnetico di Hitler, nulla fece quel giorno. Né, forse, avrebbe potuto. Però due anni dopo, come da lui previsto, scoppiò la Seconda guerra mondiale.
(NELLA FOTO: Ranuccio Bandinelli in orbace tra Hitler e Mussolini)

Annunci