DI CHIARA FARIGU

E’ questo l’appellativo che il vescovo di Leiria-Fatima ha rivolto al Pontefice nel dargli il benvenuto a Fatima: “Voce dei senza voce”, colui che “abbatte i muri” servendosi del dialogo come unica arma, la più potente, la più penetrante. L’unica da utilizzare per riportare la pace tra i popoli a cui tutti sono chiamati. “Vengo come messaggero per lavare i piedi a tutti, alla stessa mensa che ci unisce”, ha risposto il Santo Padre alla calorosa accoglienza, “anche io sono un vescovo vestito di bianco”, ha precisato, lasciando intendere come quel ruolo, più umile e più vicino alla gente sia quello che maggiormente gli si confà. Parole significative, le stesse contenute nel 3° segreto di Fatima (rivelato al mondo da Giovanni Paolo II nel 2000) che Francesco ha fatto sue sin dal suo 1° giorno di pontificato.
Un viaggio di preghiera, questo a Fatima, la terza di un Papa, dopo Woytila e Ratzinger. Oggi, secondo e ultimo giorno ad accoglierlo, nella spianata davanti al santuario, una folla oceanica per assistere alla celebrazione della messa, oltre mezzo milione di fedeli, ai quali poi è stata impartita la benedizione con l’ostensorio. La messa è in onore di Giacinta e Francisco Marto, i due pastorelli che nel lontano 13 maggio 1917, ebbero visioni della Vergine, riconosciute dalla Chiesa, fin dal 1930, come fenomeno soprannaturale. Una messa speciale, a 100 anni da quel giorno per la canonizzazione dei due pastorelli, da oggi santi. Per Lucia, morta nel 2010, cugina dei fratelli Marto, e in corso il processo di beatificazione.
Un pranzo ristoratore con i vescovi portoghesi ed alcuni incontri privati sono gli ultimi impegni in agenda per il pomeriggio. Una breve cerimonia di commiato ed il rientro all’aeroporto di Ciampino concluderà questa due giorni di Bergoglio in terra portoghese

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