DI ALBERTO BENZONI

Manuel Valls appartiene alla categoria del socialismo moderno ( qui, come sempre accade in politica, l’aggettivo fa premio sul sostantivo ); ed è sicuramente grintoso. Per queste due qualità Hollande lo chiamò a dirigere, qualche tempo fa, il suo nuovo governo. L’obbiettivo era quello di salvare la sua presidenza, così da assicurarne la rielezione: lo strumento l’avvio di una nuova linea. Sino ad allora si erano dette, ma non fatte cose di sinistra; da allora in poi si sarebbero dette e fatte cose di destra.
Valls ottempera all’insegna del “siamo tutti hollandesi”. Tenta, con il sostegno di Macron, di dire e di fare cose di destra; riuscendo solo in parte nel secondo obbiettivo per la resistenza di una buona parte dei deputati socialisti.
Dopo il ritiro di Hollande è in nome di questa linea che si candiderà alle primarie socialiste, subendo, però, una clamorosa disfatta. Raggiungendo però, subito dopo, il campo di Macron, contro quello stesso partito che si era impegnato a giudare ( lapsus freudiano…).
Oggi, ad urne ancora calde, si precipita davanti ai teleschermi, decretando, pensate un pò, che “il socialismo è morto”; salvo a correggersi subito “volevo dire il partito, non i suoi valori”.
Ed è, probabilmente, in nome di questi valori ( valori al portatore ? ) che si autocandida a rappresentare “en marche” nel suo collegio elettorale.
Ma Macron gli risponde gelido: per essere candidato nelle mie liste, cominci a fare regolare domanda; ma tenga presente che, in quel collegio, c’è già un ottimo candidato”.
Confesso che, a me, quel Macron mi è proprio piaciuto. E a voi ?

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