DI SIMONA CIPRIANI
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Il fatto è avvenuto tre giorni fa a Trieste: una studentessa minorenne è stata violentata da un ventiseienne iracheno richiedente asilo.
Presa a morsi, picchiata, stuprata e abbandonata in stato di choc.
Uno dei tanti abusi commessi quasi quotidianamente nei confronti delle donne che questa volta è salito agli onori delle cronache non solo per l’orrore dell’atto in se stesso ma per un commento fuori dal coro di una rappresentante del Partito Democratico.
Debora Serracchiani ha commentato l’episodio con una frase che proprio non è andata giù ai rappresentanti del partito dell’accoglienza.
Una frase che ha definito lo stupro, commesso da chi chiede e ottiene accoglienza e aiuto, ancora più odioso e moralmente deprecabile, aggiungendo di riuscire a capire, in casi come questi, “il senso di rigetto che si può provare verso individui del genere” e che “l’obbligo di accoglienza umanitaria non debba essere disgiunto da un altrettanto obbligatorio senso di giustizia da esercitare contro chi rompe un patto di accoglienza”, auspicando l’espulsione dal Paese per i responsabili di tali atti, naturalmente dopo aver assolto la pena prevista, e la necessità di rimediare alle carenze legislative in merito.
A onore del vero la Serracchiani aveva premesso che la violenza sessuale è sempre un atto schifoso da chiunque sia commesso, ma questo non è bastato a salvarla dagli attacchi, non solo del suo partito, scatenando una vera e propria rivolta di politici e intellettuali bi-partisan.
Roberto Saviano con un Tweet ha addirittura auspicato che la prossima candidatura della presidente della Regione Friuli sia nelle liste della Lega di Salvini, che a sua volta, l’ha definita la “bella addormentata nel bosco” responsabile, lei e il suo partito, di un’invasione senza precedenti, colpevoli dello stato di violenza, ormai furi controllo, che affligge il Paese, chiedendo, tuttavia la castrazione chimica per tutti i responsabili di atti di violenza sessuale, italiani e non.
Lei, ha cercato di salvarsi in corner, precisando in un tweet che non esistono stupri di serie A o di serie B, ribadendo che nel caso in questione si ravvisa una rottura del patto di accoglienza, difendendo la sua posizione che definisce di buon senso, anche se scomoda, e aggiungendo che episodi del genere non fanno altro che alimentare i sentimenti razzisti.
La questione è delicata. È vero le violenze sessuali sono vigliacche e inaccettabili comunque aldilà di chi le commetta, ma in questi casi vanno considerate una serie di argomentazioni che entrano nel merito della cultura, della riconoscenza, dell’accoglienza e della reale possibilità d’integrazione dei nostri ospiti. Sono tutte aggravanti di cui i responsabili non sono solo e semplicemente gli sbandati che affollano le nostre città.
Nel pensiero espresso dalla Serracchiani si dà per scontato che esista sempre e comunque un sentimento di riconoscenza nei confronti di chi viene accolto nel nostro Paese; che tutti quelli che arrivano, a cui viene offerta assistenza, siano consapevoli che quell’ospitalità è pagata, sì profumatamente pagata, da tutti i cittadini italiani e comporta sacrifici.
Il problema, però, è che il sacrificio sta diventando insufficiente, la quantità di persone da accudire è troppa, di conseguenza non si riesce a fornire a tutti le condizioni di una sopravvivenza civile, alimentando lo scontento generale di italiani e non e allontanando sempre più le possibilità di una reale integrazione che renda possibile un reciproco scambio di valori positivi.
È innegabile che la considerazione delle donne occidentali in alcuni musulmani integralisti sia praticamente zero, ne sono testimonianza i vari episodi accaduti in Italia e in Europa di cui si è parlato a lungo, ricordiamo, solo per un esempio, le molestie della notte di Capodanno dello scorso anno a Colonia, ma la cosa si aggrava ancor più quando si aggiungono emarginazione, e delusione di non aver trovato il paradiso che ci si aspettava, ma un inferno di miseria e degrado.
La riflessione da fare è se sia davvero possibile accogliere e garantire a tutti una vita dignitosa e umana, l’unica via che possa rendere merito e onore a un’accoglienza degna di essere considerata tale.
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