DI ALBERTO TAROZZI
Si è già sentito il peggio, in questi giorni, sui crimini dei rifugiati nei confronti delle donne e sulla loro classificazione.
Io vorrei che si ricordassero anche altre cose.
Il mio pensiero va a tutte quelle operatrici (e a quegli operatori) che quotidianamente si confrontano, nei Centri di accoglienza, con giovani maschi, lontani da casa, il cui destino è appeso a un filo, ghettizzati e in attesa di un giudizio che deciderà la loro vita.
Chiunque abbia mai preso contatto con un Centro di accoglienza sa della lotta quotidiana che devono condurre operatrici e operatori, a evitare che la situazione degeneri, ben prima che negli stupri, nelle molestie o in complimenti fraintendibili o inopportuni, che qualche rifugiato può rivolgere alle ragazze del luogo, facendo precipitare una situazione che potrebbe esplodere da un momento all’altro.
Ecco, invece di stabilre delle graduatorie sulla gravità degli stupri, assegnerei il primo posto in un’altra graduatoria (indovinate quale) a chi, coprendo un ruolo politico, non recepisce di quale problema si stia parlando.
Forse gli operatori andrebbero selezionati meglio e meglio pagati e comunque occorrerebbe, prima di aprire bocca, fare quattro chiacchiere con chi, nella questione, ci si sporca le mani ogni giorno, anziché accorgersi che qualcosa non va solo se esplodono casi come mafia capitale.
Annunci