DI CORRADO GIUSTINIANI
Caro Oliviero, non riesco a credere che tu non ci sia più. E, lo confesso, non sapevo niente della tua malattia. Non avevo potuto partecipare, a settembre dell’anno scorso, alla serata, “Bartali contro i genocidi”, alla quale mi avevi invitato e della quale eri l’ospite d’onore, e ora ho un forte rimpianto. Tu eri stato così caro a venire a presentare il mio libro “Dinosauri” al Festival dell’Unità di Modena, a settembre dell’anno prima, e di quella serata conservo questa foto. A cena ci raggiunse tua figlia Germana e nel passeggino c’era il tuo amato nipotino. Sei stato sempre un fuoriclasse. Fin da quando eri ragazzo e ci incrociavamo sui campi d’atletica. Sui mille metri, da allievo, eri tra i migliori in Italia, forse il migliore, e correvi attorno ai 2 minuti e 40, se ricordo bene. “Primo, Beha” tuonava l’altoparlante dello stadio della Farnesina.Ci siamo rivisti dieci anni dopo, nel 1977, ai mondiali di atletica di Dusseldorf. Io accompagnavo due ragazzi che avevano vinto un concorso del Messaggero, e li facevo incontrare con Mennea e la Simeoni. Tu eri l’inviato della neonata Repubblica. Un’intelligenza eccezionale, una cultura solidissima, uno spirito critico che non si piegava a nulla e a nessuno: e se l’aria non ti piaceva più, cambiavi giornale, programma televisivo, rete radiofonica. E quanti bei libri hai scritto. Hai incarnato più di ognuno di noi la figura del giornalista indipendente. Un abbraccio fortissimo. Non ti dimenticherò, non ti dimenticheremo.
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