DI ALBERTO CRESPI
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Leggo che Clint Eastwood e Alfonso Cuaron terranno delle masterclass a Cannes 2017, e sono idealmente già lì ad ascoltare Clint, uno dei miei cineasti preferiti in assoluto. Anche Cuaron è bravo e soprattutto è molto simpatico, ma di fronte a Clint… E allora mi piace ricordare le varie esperienze di Eastwood a Cannes, un festival al quale è molto legato.
Vorrei mettere le carte in tavola: non ho esperienze a quattr’occhi con Clint a Cannes. Il mio ricordo più forte di lui rimane un’esperienza a quattr’orecchi (anzi, otto orecchi), quando ho avuto l’onore di intervistarlo lungamente a “Hollywood Party” assieme a Giovanni Piperno e a Efisio Mulas, in arte Claudio De Pasqualis. Un’intervista a partire dall’uscita italiana di “Hereafter” che ci regalò una puntata memorabile e il “no problem” che ancora oggi si ascolta nella sigla della trasmissione. A Cannes ho sempre visto Clint da lontano, nelle varie conferenze stampa che ha tenuto. E’ venuto al festival per “Changeling” nel 2008, per “Mystic River” nel 2003, per “Cacciatore bianco cuore nero” nel 1990, per “Bird” nel 1988… E’ stato presidente della giuria nel 1994, quando la Palma d’oro andò a “Pulp Fiction” (a distanza di anni si è saputo che non era propriamente il suo film del cuore). Ma l’episodio che vorrei raccontarvi avvenne nel 1985, quando venne presentato in concorso “Il cavaliere pallido”. Si tratta di una domanda che gli fecero, e di una risposta che lui diede. Mi sembra di sentire ancora la domanda, posta in inglese da un francese che parlava la lingua di Shakespeare piuttosto male, e di vedere la faccia di Clint mentre rispondeva.
“Il cavaliere pallido” è un film secondo me bellissimo, e credo fosse una delle prime volte (forse la prima) che Cannes metteva in concorso un western. La conferenza stampa stava andando liscia, i francesi e tutta la stampa internazionale erano idealmente in ginocchio davanti a Eastwood. Poi un critico francese, di quelli che spaccano il capello in quattro, si alzò e fece la seguente domanda: “Ho visto che i pistoleri che sfidano il protagonista nel duello finale indossano degli spolverini simili a quelli dei tre pistoleri del prologo di ‘C’era una volta il West’ (è vero, ndr). Poiché tra il suo personaggio e il capo dei pistoleri c’è un rapporto filiale ed edipico (non è assolutamente vero, ndr), è giusto dire che in quella sequenza lei ha voluto idealmente uccidere il suo padre putativo Sergio Leone?”. Clint lo guardò fisso e, invece di sparargli, fece la sua migliore faccia di pietra e rispose: “I didn’t get the question”. Mi sembra di ricordare che la domanda non fu ripetuta.
La domanda era ovviamente idiota di per sé, fatta una debita tara sul fatto che Clint è del ’30 e Leone era del ’29: quindi, semmai, un fratello putativo. Ma queste sono le puttanate che anche a me piacevano quando avevo vent’anni e che a molti francesi piacciono ancora oggi. Per la cronaca nel 1985, di anni, ne avevo 27 e mi feci una grassa risata.
Nella foto qui sotto Clint è a Cannes in un’edizione successiva, e non sta minacciando il critico in questione.
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