DI ANNA RITA NOCITI

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Oggi è la Festa della Mamma, si celebra in ogni parte del mondo ogni anno la seconda domenica di maggio. Le origini sono lontane nel tempo e legate al culto della fertilità e della maternità.
La Festa della Mamma dei giorni nostri fu introdotta tra l’Ottocento e il Novecento dalla pacifista americana Ann Reeves Jarvis. Ann era stata attivista nelle campagne per combattere la mortalità infantile dovuta alle malattie e alla contaminazione del latte.
Negli anni successivi, i festeggiamenti, per questo giorno dedicato alle mamme, ebbero sempre più seguito, finché il Presidente americano Woodrow Wilson, resa ufficiale la festa nel 1914.
Si è scelto il mese di maggio per via della data di morte di Ann Jarvis avvenuta il 9 maggio 1905.
In Italia approdò nel 1956 a Bordighera, come festa commerciale e l’altra, l’anno dopo, 12 maggio 1957, con valore religioso ad Assisi. L’idea di Don Migliosi, parroco di Tordibetto, fu quella di celebrare la mamma non nella veste biologica e sociale ma nel suo valore cristiano, come terreno d’incontro, sostegno e dialogo.
Fare la mamma è il mestiere più difficile del mondo, non si nasce ma si diventa.
In questi giorni, con l’avvicinarsi di questa ricorrenza, il market-place ProntoPro.it, portale che offre preventivi per i lavori di professionisti, ha preso in considerazione tutte le attività svolte da una mamma dentro e fuori di casa, elaborando le relative paghe orarie riconosciute a chi esercita i diversi lavori, al di fuori della famiglia, come professionista.
Si è giunti alla conclusione che lo stipendio di una mamma oscillerebbe tra i 3.000 / 4.000 euro mensili al netto, pari a quelli di un manager.
Con un po’ d’ironia, descriviamo la giornata tipo della mamma: in azione dalle prime ore del mattino per pianificare la colazione e sa che dovrà mettere in tavola vari pasti spesso con menù assortiti per rispettare le idiosincrasie alimentari della famiglia. Trovarsi pronta quando la famiglia comincia a destarsi, stiracchiandosi nel letto, compreso il marito o compagno.
Prima attività fuori di casa: l’Autista, richiesto per accompagnare la prole a scuola, in piscina o altra attività extra-scolastica, o dagli amici, partecipando tante volte alle temute feste dei bimbi, con tanto di animatore e brusii primordiali. Retribuzione oraria per questa professione 13 euro l’ora.
Chef a domicilio, e che chef! Professione che guadagna in media tra i 30/50 euro l’ora.
Giornalmente: pulire, ordinare la casa, cercando di mettere ordine la giungla delle camerette, stirare circa quattro/cinque ore a settimana, calcolati in media sui 600 euro totali.
Insegnante privato sin dai primi anni in cui il bambino frequenta l’asilo, e durante tutto il percorso scolastico, anche liceale per supporto alle ripetizioni casalinghe.
Personal Shopper e infine, di fondamentale importanza Life Coach o “Allenatore dell’Anima”, destreggiandosi tra PNL e Comunicazione Non Verbale con i figli che nell’età dell’adolescenza, assumono nella maggior parte dei casi, parole criptiche nell’esporre un eventuale disagio. I figli si affidano alla mamma al fine d’imparare a vivere e a raggiungere i propri obiettivi. La mamma è il “motivatore” personale, reperibile e contattabile ventiquattro ore al giorno, pronta a insegnare a gestire la vita, il proprio tempo e anche gli affetti e le prime delusioni d’amore.
Non dimentichiamo: infermiera disponibile 24 ore su 24 con notti insonni, eppure le madri lo fanno dal primo vagito del loro bambino. La figura che un bambino vorrà accanto è sempre una sola: la mamma.
Una madre capisce la salute del proprio figlio dallo sguardo, a prescindere dai medici, capisce se suo figlio sta bene, la mamma lo sa e lo sente, se sta covando qualcosa, è la prima capace di stabilire anche qualche linea di febbre solo posando le sue labbra sulla fronte del piccolo o guardandolo negli occhi lucidi.
Questo è Amore, impagabile, unico, puro, difficile.
Sembra la trama di un film coinvolgente: “Cinquanta sfumature di mamma”.
Contabilizzare la fatica di una mamma appartiene al mondo delle provocazioni o a quello delle rivendicazioni? A mio parere è una provocazione nel senso che una mamma fa veramente molto: iniziamo già dal momento della gravidanza, la nascita del piccolo, l’allattamento. Tutto cambia, è una rivoluzione nel corpo e nell’anima. Un lavoro impegnativo da considerare per buona parte della vita e non si può tornare indietro, è “mestiere” molte volte desiderato. Tra provocazione e rivendicazione esiste una linea sottile di giudizio. Il desiderio compensa tutti gli sforzi che in qualche modo ha la sua percentuale di occupazione lavorativa e dall’altra la percentuale di gioia.
Non è così per tutte le mamme, molte lo sentono come un dovere, quindi ciò implica uno sforzo e non sempre una felicità perché non è riconosciuta a volte dal compagno, non è riconosciuta dalla gente, come se i figli fossero beni importanti ma non indispensabili: li hai voluti avere ora te li gestisci.
Non solo non c’è corrispettivo economico ma anche sociale, c’è maggiore solitudine nelle madri dei giorni nostri. Dobbiamo distinguere secondo me due tipi di madre: da un lato la donna che deve avere figli perché in qualche modo segue la tradizione, non può essere convalidata dalla società se non ha figli e naturalmente comporta un impegno maggiore, perché è un dovere sentito; dall’altra la madre che desidera spontaneamente di avere figli, quindi desiderio e non sudditanza.
La maternità aggiunge lavoro a ogni donna ma aggiunge maggiore creatività, ingegno, forza.
Non dimentichiamo la difficoltà di essere figlie e di diventare madri noi stesse. E’ un rapporto difficile per entrambi, un legame indissolubile, però nello stesso tempo, il compito dei genitori è anche quello di separarsi dai figli: è un processo doloroso e inevitabile. L’amore di una madre non deve sconfinare mai nel possesso, quello è amore malato con conseguenze che troppe volte abbiamo conosciuto.
I figli nascono non per continuare noi, legati da un cordone ombelicale invisibile, ma per iniziare la loro storia. Noi genitori dobbiamo anche imparare che siamo imperfetti, fallaci e dobbiamo accettarlo. Una mamma è un punto di forza per ogni figlio, un punto di riferimento che mette anche in discussione le tue fragilità, guardando il mondo che nostro figlio dovrà affrontare. Non esistono campane di vetro e non potranno mai esistere.
Che cosa potrà sperare una mamma? Poter vivere tanti anni ma non per se stessa, non per realizzare i propri sogni, ma per vedere il suo bambino realizzare i suoi. I dolori del parto, la cicatrice di un cesareo o una smagliatura lucida diventeranno distintivi d’onore e tripudio d’amore. Dire e sentire una sola parola, l’unica che accomuna tutto il mondo: Mamma, ripaga da ogni sacrificio e da ogni calcolo retributivo.
Mamma, finché sarai in vita, qualcun altro sarà più importante di te, tuo figlio che ti ha “rubato” la possibilità di essere egoista. Col tempo, sarà questo bimbo a proteggere la tua vita, a curare le tue ferite, quel bimbo che ti ha fatto sentire una roccia e amarlo così da stare male, l’unico cui lo consentirai.
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