DI MARISA CORAZZOL
(nostra corrispondente da Parigi)
Parigi ricorderà questo 14 maggio 2017 come il giorno in cui il cerimoniale per l’investitura del Presidente della Repubblica abbia riportato sul “parvis” dell’ Eliseo il tipico protocollo di un “Sacre” in puro stile tardo Impero. Le parate militari, le musiche scelte dal nuovo inquilino del Palazzo Presidenziale che spaziano dall’Inno alla gioia, alle musiche di Offenbach, per accompagnarlo alla più alta carica dello Stato, la presenza di tutta la classe dirigente del Paese e di tutte le Istituzioni nazionali sembravano voler lasciare un’impronta indelebile della “grandeur” ritrovata dopo un quinquennio post socialista che ha lasciato alle sue spalle un Paese profondamente diviso, oltre che sfiduciato sul suo futuro .
Passata la soglia dell’ Eliseo, il Presidente uscente François Hollande ed Emmanuel Macron si sono diretti nel Salone d’oro per l’obbligatorio, storico colloquio rigorosamente a porte chiuse, durato 1 ora e che si è svolto nell’ufficio presidenziale, dove François Hollande ha proceduto alla consegna dei codici nucleari al suo successore. Si tratta del codice segreto delle armi nucleari che è una combinazione molto complessa, che garantisce che solo e soltanto il presidente possa dare l’ordine del “fuoco nucleare”.
Ad appena 39 anni, il nuovo Presidente della Repubblica – volente o nolente – dovrà quindi dirigere il suo Paese come lo farebbe un “Sovrano” che ha ricevuto il consenso di oltre 20 milioni di elettori ma che è cosciente di dover “sedurre” tutta quella maggioranza stridente dei milioni di cittadini che hanno votato schede bianche e nulle, oltre all’elettorato popolare che ha votato Marine Le Pen.
Sotto un cielo che minaccia pioggia Emmanuel Macron è stato solennemente investito dal presidente del Consiglio costituzionale Laurent Fabius, il quale, nell’annunciare i risultati ufficiali delle elezioni presidenziali, congratulandosi per il suo successo conseguito in una campagna elettorale quanto meno “anomala” lo ha dichiarato Presidente della Repubblica un minuto prima di ricevere l’ “incoronamento” di “Grande Presidente della Legione d’Onore”.
Brigitte Trognieux, la moglie e neo “première dame”, giunta all’Eliseo circa 10 minuti prima di Emmanuel Macron, indossa un tailleur azzurro intenso di Louis Vuitton che fa pensare un po’ alla tenuta che indossava Melania Trump al momento dell’ingresso alla Casa Bianca del marito.
Presenti alla cerimonia, tutti i membri della famiglia Macron, dai genitori ai fratelli, come tutta la famiglia di Brigitte, compresi i 7 nipotini. Due famiglie che appaiono molto vicine e delle quali ciascuno dei membri abbraccia calorosamente il Presidente.
Il discorso di Emmanuel Macron ha voluto assumere il tono di una volontà “riunificatrice” che si impone laddove le sperequazioni sociali e le difficoltà delle classi più deboli si dirigevano sotto “l’ala protettrice” dell’estrema destra in particolare. Un discorso che ha rimandato nel ricordo di quello tenuto da Charles de Gaulle che preconizzava di governare la Francia con “un pugno di ferro in un guanto di velluto” ed a quello di John Fitzgerald Kennedy in quei travagliati inizio anni ’60, laddove imperava il razzismo, la povertà e laddove colpiva l’eco della guerra – perduta – in Vietnam.
Macron ha esordito nel discorso dicendo: “Il 7 maggio i francesi hanno scelto lo spirito di conquista”.I valori della Francia sono quelli della democrazia e della Repubblica.”Il mondo intero ha guardato le presidenziali e si è chiesto se i francesi avrebbero deciso di ripiegarsi sul passato, se avrebbero lasciato la scena della storia e avrebbero ceduto allo spirito di divisione, invece il popolo francese ha abbracciato il futuro”. Promettendo che darà ai francesi “il gusto per il futuro” ed ha poi sottolineato che “è arrivato il momento di guardare al futuro”.
“La mia prima esigenza sarà di restituire ai francesi la fiducia in se stessi che per troppo tempo è stata indebolita. Sarà un lavoro lento, esigente ma indispensabile”. “Il lavoro sarà liberato – ha detto ancora – le imprese saranno sostenute, la creazione e l’innovazione saranno al centro della mia azione”.
“Il mondo e l’Europa hanno oggi più che mai bisogno della Francia, di una Francia forte, sicura del suo destino, di una Francia che porti alta la voce della libertà e della solidarietà, che sappia inventare il futuro. Il mondo ha bisogno di quello che i francesi hanno sempre insegnato, cioè l’audacia della libertà, l’esigenza dell’uguaglianza e la volontà della fraternità”.
“La Francia è forte soltanto se prospera”, la Francia è un modello per il mondo soltanto se è esemplare”. “Insieme – ha aggiunto – daremo l’esempio di un popolo che sa affermare i suoi valori e principi, quelli della democrazia e della Repubblica”.
L’Unione europea sarà “riformata e rilanciata”, ha poi promesso su un tono solenne, “perché ci protegge e ci permette di portare nel mondo i nostri valori. Abbiamo bisogno di un’ Europa più efficiente, più democratica, più politica perché è lo strumento del nostro potere e della nostra sovranità”, ha riaffermato Macron alla vigilia della sua prima visita ufficiale a Berlino dove incontrerà la cancelliera tedesca Angela Merkel.
“Avrò la volontà costante di riconciliare e riunire l’insieme dei francesi”. “Non cederò su nessuno degli impegni presi davanti ai francesi, dobbiamo costruire il mondo che i nostri giovani meritano”. “Per quanto mi riguarda – ha concluso Macron – da stasera sarò al lavoro”.
In chiusura del discorso, Emmanuel Macron ha tenuto a rendere omaggio, nominandoli uno ad uno, ai suoi sette predecessori: da Charles de Gaulle a Francois Hollande ed ha ricordato i loro immensi sforzi per garantire stabilità e sicurezza al Paese, concludendo con il rituale “Viva la Repubblica, Viva la Francia”.
Come primo atto dovuto in qualità di Presidente, Macron ha già nominato il nuovo segretario generale dell’Eliseo nella persona di Alexis Kohler. Un uomo assai giovane, poiché ha 43 anni e che ha la qualità di essere stato capo di gabinetto di Macron quando era ministro dell’Economia nel governo Valls. Kohler proviene dalle “Grandes Ecoles” francesi (Essec e Ena). E’ stato, altresì, direttore al Tesoro, membro del Fondo monetario internazionale ed infine membro dell’Agenzia delle partecipazioni statali.
Si attende con impazienza la nomina del primo ministro che in tanti identificano nel segretario di “En Marche!”, ossia Richard Ferrand, fra gli invitati presenti all’Eliseo. Ma soltanto nella giornata di domani conosceremo il nome del Capo di Governo che avrà scelto Emmanuel Macron.
La cerimonia di investitura di Emmanuel Macron all’Eliseo si è conclusa con 21 colpi a salve, lanciati da due cannoni posizionati su una terrazza de “Les Invalides”.
La pioggia – stavolta fitta – che ricorda l’inizio della presidenza Hollande, accompagna Emmanuel Macron all’uscita dell’Eliseo da dove, dapprima su un carrarmato, scortato da militari e dalla guardia repubblicana per ricordare che la Francia è in guerra e che lui è il Capo supremo di tutte le Forze armate, percorre da solo gli Champs-Elysées fino all’Arco di trionfo per il tradizionale saluto alla tomba del milite ignoto prima di fare ritorno all’Eliseo dove offrirà un rinfresco ai suoi numerosi ospiti.
A suo rischio e pericolo, tuttavia, e rompendo apertamente il cordone di sicurezza, alla fine del saluto al Milite ignoto, Macron si avvicina alla folla che lo chiama a gran voce al grido di “Merci, merci” e va a raccogliere baci, abbracci e rose da mano a mano.
La pioggia lo ha fatto rientrare nella sua nuova “dimora” completamente zuppo, avendo rifiutato l’ombrello che gli si porgeva. Come a dire “la pioggia non bagna il mio potere, quando il mio cielo è dipinto di blu”.
Quanto a François Hollande, finiti i passaggi di consegna, si è immediatamente recato alla sede del partito socialista, in Rue de Solférino dove è stato accolto da due ali di sostenitori che lo hanno applaudito e gli hanno offerto rose rosse, mentre scrosciavano gli applausi e dove ha dichiarato :”Lascio la Francia in uno stato molto migliore di come l’ho trovata”.”Sono voluto venire qui perché senza di voi, senza il movimento che portate, senza la forza che incarnate, non sarei mai potuto essere presidente della Francia”.
Chateaubriand ricorda che «Per essere l’ “Uomo” del suo Paese, bisogna essere l’uomo del suo tempo». In tempi di incertezze, di delusioni amare, di deliquescenza dei diritti umani e sociali, come il nostro in Europa, un solo augurio accompagni la Francia: che – dall’alto della sua “grandeur” – possa tornare presto a parlare di libertà, di eguaglianza e fratellanza, perché questi tempi di Macron sono purtroppo ben lungi dall’obiettivo.
Annunci