DI MARCO ERCOLI

La Costa Concordia è stata una nave da crociera della compagnia di navigazione Costa Crociere, facente parte del gruppo anglo-americano Carnival Corporation & plc, che è naufragata il 13 gennaio 2012, con la parziale sommersione, davanti all’Isola del Giglio. Dopo il suo eccezionale recupero, unico nella storia della nautica, è stata smantellata nel porto di Genova. La Concordia è stata la nave passeggeri di più grosso tonnellaggio mai naufragata. Costruita dai cantieri navali della Fincantieri di Genova Sestri Ponente, fu varata il 2 settembre 2005.
La crociera di vernissage, di sei giorni e cinque notti, iniziò il 9 luglio 2006 dal medesimo scalo laziale e vide la nave salpare alla volta di Tunisi, proseguendo poi per La Valletta (Malta), Tripoli (Libia), Civitavecchia e giungendo infine nello scalo ligure di Savona, base operativa della compagnia crocieristica. La “Grande crociera inaugurale” partì da Savona il 15 luglio alla volta di Barcellona, toccando successivamente Alicante, Gibilterra, Lisbona, Cadice, Malaga e Civitavecchia, attraccando di nuovo nel porto di Savona il 24 luglio, da dove iniziò il suo regolare servizio di crociere.
Il nome Concordia fa riferimento all’unità e alla pace fra le nazioni europee. I suoi tredici ponti avevano i nomi di altrettanti Stati europei (Olanda, Svezia, Belgio, Grecia, Italia, Gran Bretagna, Irlanda, Portogallo, Francia, Germania, Spagna, Austria e Polonia).
Costa Concordia, dal momento del varo, nel 2006, è stata la più grande nave della Marina mercantile italiana, assumendo alla sua entrata in servizio, come da tradizione, il ruolo di ammiraglia della compagnia fino al 2007, quando subentrò al primo posto la Costa Serena. La nave contava 1.500 cabine totali, di cui 505 con balcone privato, 58 suite con balcone privato e altre 12 suite all’interno dell’area benessere.
La nave aveva quattro piscine salate, due delle quali con copertura semovente in cristallo che ne permetteva l’utilizzazione anche durante le stagioni invernali o in caso di maltempo, una dotata di acquascivolo giallo all’esterno e blu all’interno, cinque vasche idromassaggio Jacuzzi ad acqua calda, un campo polisportivo e un percorso jogging. Disponeva di cinque ristoranti e 13 bar.
Per le attività di intrattenimento, Costa Concordia offriva un teatro disposto su tre ponti denominato Atene, un simulatore di guida da Gran Premio con la replica di una vettura di Formula 1, videogiochi, una discoteca, sale da ballo, una casa da gioco, un maxi schermo cinematografico di 18 m² e un cinema 4D.
Nel tempo era stata affiancata da diverse navi gemelle: nel 2007 da Costa Serena, nel 2009 da Costa Pacifica, nel 2011 da Costa Favolosa e nel 2012 da Costa Fascinosa.
La sera del 13 gennaio 2012 alle 21:45:05, la nave, in navigazione da Civitavecchia a Savona per la crociera «Profumo d’agrumi» nel Mediterraneo con partenza da Civitavecchia e scali previsti a Savona, Marsiglia, Barcellona, Palma di Maiorca, Cagliari, Palermo. A bordo della Concordia c’erano 4.229 persone (3.216 passeggeri e 1.013 membri dell’equipaggio). Fu la rotta decisa dal comandante Francesco Schettino, di “navigare secondo il suo istinto marinaresco, piu’ a ridosso dell’isola, confidando nella sua abilita”, hanno scritto i giudici, a far finire la Concordia sugli scogli. Urtò il più piccolo degli scogli de Le Scole, situato a circa 500 metri dal porto dell’Isola del Giglio: l’incidente provocò uno squarcio di 72 metri nello scafo, alto più di 7 metri, la brusca interruzione della navigazione, un forte sbandamento e il conseguente arenamento sullo scalino roccioso del basso fondale prospiciente Punta Gabbianara, a nord di Giglio Porto, seguito dalla parziale sommersione della nave, restata comunque in larga parte emergente. 4200 persone furono tratte in salvo (in prevalenza mediante le lance di salvataggio, e alcune centinaia, rimaste bloccate a bordo dopo il rovesciamento, mediante motovedette ed elicotteri) ma vi furono 157 feriti e 32 morti, dei quali 30 corpi furono recuperati tra il momento del naufragio e la fine del marzo 2012; i resti degli ultimi 2 dispersi furono rinvenuti rispettivamente uno nell’ottobre 2013, dopo le operazioni di raddrizzamento per la rimozione della nave, l’altro il 3 novembre 2014, durante le operazioni di smantellamento della nave nel porto di Genova.
I dettagli del naufragio: uscita dal porto di Civitavecchia alle 19:18 alla velocità di 15,5 nodi, la nave assunse la rotta 302° e velocità 16 nodi, seguendo la rotta usualmente percorsa dalle navi della compagnia nel tratto da Civitavecchia a Savona. Alle 21:04, nel punto 42°18′.9258 N e 011°09′.6008 E, la nave ha lasciato la rotta usuale e assunto rotta 278° e velocità 15,5 nodi per la manovra di passaggio ravvicinato (“inchino”) sotto l’isola del Giglio, prevista da prima della partenza e chiesta, secondo quanto deposto dal comandante Schettino, dal maître Antonello Tievoli. Nei pressi dell’isola, essendo in rotta di collisione, la nave avrebbe dovuto dirigere verso nord per riprendere la normale navigazione parallela alla costa. Alle 21:36 il primo ufficiale di coperta Ciro Ambrosio ordinò al timoniere Jacob Rusli Bin di assumere rotta 290°, e alle 21:39 il comandante Schettino (salito in plancia alle 21:34), poco dopo una breve conversazione telefonica sulla profondità del fondale con il comandante a riposo Mario Terenzio Palombo, assunse la conduzione della navigazione, ordinando subito dopo rotta 300° e velocità 16 nodi, e, mezzo minuto più tardi, rotta 310° e poi 325° in modo da proseguire l’accostata per avvicinarsi all’isola del Giglio per il saluto. Alle 21:42 e poi alle 21:43 Schettino ordinò rotta 330° e poi in rapida successione 335°, 340° e 350°, per passare davanti all’abitato di Giglio Porto tenendosi più sottocosta possibile ed emettere dei fischi di saluto. La nave giunse così a 450 metri dagli scogli delle Scole, distanza poi scesa a 160 metri; alle 21:44:14, in posizione 42°21′.1991 N e 010°55′.9146 E, il comandante Schettino, accorgendosi di essere troppo vicino all’isola e fuori dalla rotta prevista, ordinò di accostare con il timone per 10° a dritta, poi (dopo 4 secondi) per 20° a dritta, e alle 21:44:21 “hard to starboard” (tutta la barra a dritta), poi, notato che la poppa rischiava di collidere con gli scogli se l’accostata a dritta fosse continuata, ordinò (21:44:37) barra al centro per interrompere la manovra, quindi (21:44:44) di dare timone per 10° e poi (21:44:46) per 20° a sinistra, ma il timoniere Rusli Bin, avendo male inteso l’ordine, invece accostò a dritta; alle 21:45:05 Schettino ordinò “hard to port” (tutta la barra a sinistra) ma due secondi più tardi, in posizione 42°21′.4100 N e 010°55′.8510′ E, a 14,2 nodi e con prora per 007°, la Costa Concordia urtò il più piccolo degli scogli delle Scole, nei pressi dell’Isola del Giglio, a 96 metri dalla riva e a 8 metri di profondità.
Francesco Schettino, il comandante della nave, è stato processato per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, naufragio e abbandono di nave e condannato in appello e cassazione a 16 anni, oltre all’interdizione per 5 anni da tutte le professioni marittime.
Il 16 settembre 2013, sotto il comando operativo del comandante Nick Sloane, alle ore 9:06 è iniziata la prima fase del recupero del relitto con la sua rotazione per disincagliarlo dal fondale roccioso e raddrizzarlo in posizione. L’operazione, per la quale erano inizialmente previste circa 12 ore di tempo , si è conclusa alle ore 4:00 circa del 17 settembre, dopo 19 ore, quando la Costa Concordia è stata riportata nuovamente in asse.
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