DI SILVIA GARAMBOIS

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Come sono le donne raccontate dalla Rai, nei tg, nella fiction, nei programmi di intrattenimento? Giovani: hanno tra i 19 e i 49 anni (solo il 6,8% è over 65), in barba al fatto che siamo un Paese che non solo invecchia ma dove sono proprio gli anziani i maggiori “divoratori” di tv. Sono benestanti e colte (solo il 16% appartiene a fasce culturali medio-basse e a ricordarsi di loro è praticamente solo la fiction). Sono “angeli del focolare”, rappresentate in particolare quando bisogna parlare del ruolo in casa e in famiglia, della bellezza e dell’appeal sessuale, vittime o parenti di vittime (gli uomini, in contrasto, si caratterizzano per le abilità fisiche o perché protagonisti o testimoni di una storia di vita, per le loro capacità professionali o perché persone di potere).
La Rai sarà anche migliorata nella rappresentazione della donna, ma ne ha di strada da fare per raccontare la realtà per quella che è, e quindi anche il corretto ruolo femminile nella società. L’Isimm, che ha curato la ricerca sulla rappresentazione femminile alla Rai nel 2016, denuncia infatti poche gravi violazioni della tv pubblica al “contratto di servizio” firmato con il Ministero per lo sviluppo economico: un paio di intollerabili servizi dei tg sui femminicidi in cui è stata “normalizzata” la violenza di genere, e poi episodi nei reality, nell’intrattenimento e nella fiction in cui l’uso del corpo della donna, la derisione e il ricorso a stereotipi erano assolutamente gratuiti e scorretti, senza che niente e nessuno – conduttore o sceneggiatura – “correggesse” l’inutile sessismo.
Resta il fatto che su 700 trasmissioni monitorate – dall’attualità allo sport, dalla cultura agli show del sabato sera, dalla fiction al cinema di produzione Rai – le figure femminili sono solo il 37,8% del totale. Che la loro presenza ha un picco nel genere “factual”, cioè dove devono raccontare i fatti loro… E, soprattutto, che gli uomini più delle donne appaiono in ruoli autorevoli e prestigiosi o dotati di “caratteristiche intellettuali e morali positive”, mentre le donne più degli uomini sono giudicate per la loro moralità sessuale o sentimentale.
Questi report annuali sullo stato della tv pubblica, in cui viene sezionata e misurata col bilancino, oltre a dover essere uno strumento di lavoro a viale Mazzini e dintorni, confermano quello che di qua dello schermo sappiamo bene: quella che va in onda è un’altra Italia, un paese di fantasia, accomodato assai spesso su luoghi comuni vecchi, ma proprio vecchi. Ma è così difficile raccontare la realtà? Una realtà dove si invecchia, dove si perde il lavoro, dove le donne non affrontano i problemi nel cicaleccio di un cortile. Dove, a dirla tutta, sono poche a capire ancora il significato di “angelo del focolare”.
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