DI GIORGIO DELL’ARTI
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La vera riforma da fare sarebbe quella di sottrarre agli eletti della politica (Camera, Senato, consigli regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali) le decisioni che li riguardano. Un’altra assemblea, magari tutta di nomina presidenziale (alla maniera dei Senati di una volta: basterebbero una cinquantina di eminenti), stabilirebbe stipendi e vitalizi di ciascun deputato, senatore o consigliere, i regolamenti di ogni assemblea, e soprattutto le leggi elettorali, questa croce che ci portiamo dietro da quando fu abolito il sistema proporzionale puro dell’Italia di un tempo.
  • Questi bei sogni sono stati provocati da…?
Dobbiamo scrivere un articolo sulla legge elettorale che è stata depositata ieri in Commissione alla Camera, e sappiamo già che non sarà quella con cui andremo veramente a votare, dato che dal 29 maggio, quando la legge elettorale approderà in aula, verrà sparato il fuoco di fila degli emendamenti, che la renderanno un mostro, ammesso che non sia già un mostro il testo depositato ieri dal presidente della commissione Affari costituzionali, Andrea Mazziotti. Mazziotti ha detto che si tratta solo di un testo base, l’unico possibile se si vuole tener conto delle esigenze di tutti. E qui sta il punto. In generale, la legge elettorale può obbedire a uno di questi due criteri. Può obbedire al criterio della rappresentatività, e quindi ammettere in Parlamento tutti quelli che hanno ottenuto un consenso minimo. In questo modo, come nel proporzionale dei tempi andati, ogni partito avrà qualcuno dei suoi in aula. Ma sarà complicato formare un governo, perché le formazioni più forti oscilleranno tutte tra il 30% e il 40% e si dovranno mettere in piedi i famigerati governi di coalizione, con relativo mercato. Rappresentatività con difficile governabilità, quindi. Oppure la legge elettorale si può proporre di dare al Paese un governo stabile e sufficientemente forte per prendere decisioni senza cedere a compromessi. In questo secondo caso la legge sarà costruita in modo da estrarre dal voto, col sistema magari dei due turni, il partito preferito dagli elettori o quello meno detestato. La Consulta, con sentenza esecrabile, ha stabilito che per andare al ballottaggio bisogna raccogliere un minimo di consensi, ostinandosi a non guardare quello che per esempio succede in Francia dove sono andati al ballottaggio due tizi che non mettevano insieme il 50% dei consensi. Chi è animato da buone intenzioni può comunque architettare sistemi misti, che garantiscano un minimo di rappresentatività senza rinunciare alla governabilità. Ma i nostri partiti sono animati da buone intenzioni?
  • No?
No. Ciascun partito vuole la legge elettorale che gli dà più vantaggi. Chi prevede di non poter vincere, vuole un sistema rappresentativo. Chi pensa di poter vincere vuole un sistema che gli dia il governo. Berlusconi, maggioritarista quando era vincente, adesso è diventato proporzionalista, e non sente ragioni. Tipico filosofare da sconfitto.
  • Vogliamo smetterla di divagare e dire una buona volta come è fatto questo testo base depositato ieri in commissione Affari costituzionali, e sia pure sapendo che adesso comincia una lotta senza quartiere tra tutti quanti.
Si tratta di un «Italicum bis», cioè il brandello del vecchio Italicum rimasto in piedi dopo i tagli della Corte costituzionale, sarebbe esteso al Senato. Soglie di sbarramento al 3% da tutt’e due le parti (cioè nessun candidato di una lista che non abbia preso almeno il 3% sarà eletto). Premio di maggioranza alla lista che raccoglierà il 40% dei consensi (una pia illusione per chiunque). Cinquanta collegi al Senato e cento alla Camera manderanno senatori e deputati nelle rispettive camere con un sistema proporzionale, arricchito da preferenze e capilista bloccati. Il sistema tedesco, di cui avrà già sentito parlare alla radio e alla televisione ieri, e di cui sarà subissato dai giornali di oggi, non c’entra niente. Stiamo dando queste informazioni grazie a un lancio dell’Ansa. Il testo vero e proprio integrale, atteso per le 19.30, alle 22.00 non era ancora stato depositato. Prenda tutto quello che ho scritto con le molle.
  • Come può sostenere che la legge elettorale definitiva non sarà questa?
Mi attengo alle dichiarazioni del presidente Mazziotti: «Le posizioni dei partiti sono distanti. Si tratta della massima mediazione possibile». Manziotti non aveva finito di parlare, che il Pd faceva sapere che questo testo base non gli piaceva. Il Pd vuole un Mattarellum rivisto, con 50% dei seggi assegnati con metodo maggioritario e 50% con metodo proporzionale.
  • Forse non dovevamo scegliere questo tema come Fatto del giorno.
Berlusconi vuole un proporzionale senza correzioni maggioritarie. Al M5s, in base alle prime prese di posizione, il testo base sembrerebbe andar bene. Il Pd, fatto nuovo, è spaccato.
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