DI ALBERTO CRESPI

https://alganews.wordpress.com/
Ero e sono un feroce fan di Bruce Springsteen. Nel 1985, poi, ero letteralmente ossessionato dalla sua musica. Per cui, quando a maggio arrivai a Cannes per seguire il mio secondo festival come inviato dell’Unità il film in cima alla mia lista degli imperdibili era “Mask” di Peter Bogdanovich. Il film era uscito negli Usa a marzo, non si trattava di un’anteprima mondiale. E persino sulla stampa italiana era rimbalzata la ferocissima polemica fra Bogdanovich e i produttori della Universal. Polemica che riassumerò in breve. Il film racconta la storia vera di Rocky Dennis, un ragazzo – figlio di una biker hippy, Rusty Dennis – affetto da una rara e gravissima malattia ossea che gli aveva deformato il cranio in maniera impressionante. Il vero Rocky era morto nel 1978, a 17 anni, ed era un grandissimo fan di Springsteen. Bogdanovich aveva ottenuto dal cantante il permesso di usare le sue canzoni come colonna sonora del film, cosa che nel 1985 – nel pieno del successo planetario di “Born in the Usa” – era un colpo colossale. Ma la Universal e la CBS (casa discografica di Springsteen) non si misero d’accordo sui diritti: la CBS voleva una consistente fetta dell’incasso dell’homevideo (allora si parlava solo di VHS, pensate oggi…) e la Universal rispose picche. Le canzoni furono sostituite da altrettanti pezzi di Bob Seger, cantante bravo, meno costoso di Springsteen – il tutto all’insaputa di Bogdanovich, che minacciò di togliere la firma. Quando il film venne presentato a Cannes in maggio, Bogdanovich era nel pieno di una lotta legale con i suoi stessi produttori.
Sapendo tutto ciò, telefonai a Maurizio Bianchini che allora era il mio contatto al “Mucchio selvaggio”, storica rivista musicale italiana (in seguito sarei diventato loro collaboratore, e amico sia di Max Stefani che di Federico Guglielmi). Se riesco a intervistare Bogdanovich su questa storia, gli chiesi, vi interessa? Bianchini disse che era pronto a darmi mezza rivista! Il “Mucchio” adorava Springsteen da sempre. Per cui, chiesi all’ufficio stampa di incontrare Bogdanovich. Il risultato fu paradossale: passai con Bogdanovich praticamente un’intera giornata! Chiacchierammo un paio d’ore in cui lui si sfogò con la Universal, insultò a sangue Bob Fosse che l’aveva messo alla berlina in “Star 80” (è lì che disse la frase, per me storica: “Mask is a serious human drama, it is not a fucking Bob Fosse musical”) e poi cominciò a spiegarmi inquadratura per inquadratura dove e come avrebbe usato i pezzi di Springsteen. All’ora di pranzo eravamo a metà film, e fu lui a dirmi: “Come back after lunch, and we will finish. And call me Peter, not ‘mister Bogdanovich’, I feel old enough”. E così andò. Ricordo benissimo che lungo tutta questa doppia intervista accanto a lui c’era la vera Rusty Dennis, la mamma di Rocky, una bionda coperta di cuoio e di cerniere, un tipico reperto della California anni ’70 che non disse mai una parola.
Bogdanovich era ed è famoso per ricordarsi a memoria un film dopo averlo visto una volta sola. E’ in grado persino di dirti quale ottica hanno usato Howard Hawks o John Ford in una certa inquadratura. Figurarsi con un suo film! Ne venne fuori un’intervista dettagliatissima e un poco tecnica, che per il “Mucchio” era perfetta. Sull’Unità ne usai solo una minima parte. Ho poi incontrato Bogdanovich numerose volte e l’ho sempre trovato gentile e innamorato del cinema. Il suo scontro con Sergio Leone durante la preparazione di “Giù la testa”, che ho raccontato qualche giorno fa, mi vede in posizione neutrale: volevo e voglio bene a entrambi.
Io non ho la stessa memoria di Bogdanovich, e non avendo ritrovato l’intervista non ricordo dove fossero collocate, nel film, le canzoni di Bruce. Ricavo dalle filmografie che si trattava di “Badlands”, “Thunder Road”, “The Promised Land”, “The River” e “Born in the Usa” (ho qualche dubbio su quest’ultima). Mentre le subentranti canzoni di Seger erano “Katmandu”, “Rock’n’roll Never Forgets”, “Mainstreet” e “Roll Me Away”. Una ventina d’anni dopo Bogdanovich è riuscito a pubblicare in dvd il suo “director’s cut”, che ha anche 6 minuti in più.
Annunci