DI TONI JOP

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Serracchiani non è razzista. Non avremmo dubbi su questo. Quindi, la dirigente del pd sarebbe stata fraintesa, inconsapevolmente oppure volontariamente sul fatto che “risulta” – così ha detto – una maggiore odiosità degli stupri commessi da immigrati? Il problema è che con le sue parole Serracchiani ha certificato l’egemonia di una visione delle cose che sta nelle strategie di chi politicamente incassa dalla violenza firmata dai diversi, dagli estranei, prima che in una cultura recessiva. La governatrice del Friuli ha riconosciuto il potere di chi incassa e su questo ha schiacciato un tormentoso e confuso feeling di massa, come fossero la stessa cosa. Ha attribuito a quella politica da ancien regime il potere di determinare il linguaggio con cui quell’impulso si esprime. Ha accolto come sovrana la formattazione di quell’impulso ad opera dei politici che vivono sventolando come bandiere sui bastioni di una reattività marginale ma elettoralmente pronta cassa. Non è vero, quindi, che lo stupro commesso da un immigrato risulti più odioso, è vero invece che c’è chi lavora affinché tale venga considerato da chi ha bisogno di una chiave di lettura che dia un senso forte al delitto mentre afferma un doppio binario dell’etica, uno per noi, un altro per tutti quelli che ci sembrano diversi da noi. Quindi, pensiamo, Serracchiani ha sbagliato perché una donna, politica di sinistra con responsabilità di governo, non può assegnare potere al lato oscuro della forza e al suo linguaggio in modo tanto svagato. Ci si potrà interrogare sul motivo per cui si possa scivolare senza mettere il piede su una saponetta.
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