DI DIEGO FUSARO

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Un dibattito sterile e infinito –  e infinitamente sterile – è stato scatenato dalle parole di Debora Serracchiani: “La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese”. Questa pacatissima frase che non deriva se non da un buon senso precategoriale rispetto a destra e sinistra ha aperto le porte dell’inferno. Subito l’armata Brancaleone del buonismo ha imbracciato le sue armi. Subito i pittoreschi cultori del mito immigrazionista – ideologia di completamento per la deportazione dei migranti come nuovi schiavi del capitale – hanno perso un’altra buona occasione per tacere.
Il boldrinismo – la più disgustosa delle varianti ideologiche della sinistra metamorfica amica di tutte le minoranze e nemica dei lavoratori e delle classi popolari – s’è subito attivato. Il signor Saviano, con l’ormai usuale impeto di lirico servilismo, ha dato prova della sua collocazione di intellettuale dominato al servizio della classe dominante. La domanda sollevata sta tutta qui: se quell’orrore è compiuto da un italiano è meno grave? È grave e imperdonabile, risponderei. Ma è ancora più grave – se mai è possibile – se commesso “da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese”. Perché? Semplice. Ce l’ha spiegato il sommo poeta. Nella “Commedia”, lo sappiamo, i traditori dimorano tutti all’inferno. E sono sottoposti a orribili torture, causate dal loro riprovevole contegno in vita. Tuttavia, seguendo i versi di Dante, nel punto più profondo del Cocito, nella Giudecca e ormai vicini a Lucifero in persona, chi troviamo? Una categoria specifica di  traditori. Sono i traditori dei benefattori. Coloro che tradirono la fiducia di chi fece loro del bene.
Ecco perché la frase della signora Serracchiani, se contestualizzata, è vera. Scegliete voi se stare con il sommo Dante o con la signora Boldrini e il signor Saviano.
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